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Bitcoin, esperimento o vera rivoluzione?

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Un giorno, forse non così lontano, il Bitcoin rivoluzionerà il mondo, trasformandone uno dei suoi elementi fondamentali: la moneta. Nessuno dei modi con cui movimentiamo il denaro, che oggi consideriamo pratici e comodi, ci sembrerà più tale, o esisterà ancora.

Il Bitcoin non è una moneta, anche se sembra destinato a soppiantarle tutte.

Non è un tipo particolare di transazione, anche se ha la facoltà di renderle tutte tracciabili, trasparenti e sicure, tanto da far prefigurare non lontano il momento in cui i pagamenti con carta di credito risulteranno obsoleti.

Non è un bene, ma ne ha le potenzialità. Il Bitcoin non è nemmeno un servizio, né un’operazione di crowd-funding, anche se i processi informatici su cui si basa, lo rendono duttile e adatto a qualsiasi utilizzo. E non è neppure un nuovo metodo di pagamento, anche se tra i possibili futuri scenari potrebbe soppiantare sistemi di pagamento alternativi, oggi popolari, tanto online come Pay Pal e Venmo, quanto offline come Westernunion, Sofortüberweisunge Qiwi.

Il Bitcoin è una tecnologia, con un algoritmo molto elegante, come la definisce George Peabody, payment strategist di Glenbrook. Una tecnologia per un mondo “mobile only” ancora agli albori ma che già oggi conta 1 miliardo di persone, assurta di recente agli onori della cronaca perché, dopo Pay Pal e Amazon, anche un colosso come Microsoft ha aperto ai pagamenti in Bitcoin.

Certo, visto come (crypto)-currency è stato uno dei peggiori investimenti del 2014: dopo una serie di fluttuazioni il suo valore è crollato dai 1.000 dollari del 2013 a 300 dollari, con una performance inferiore persino a quella della borsa greca e del peso argentino. Solo il rublo ha fatto peggio.

Tuttavia, il numero di Bitcoin wallet esistenti continua a crescere, passando dai 1,3 milioni del 2013 ai 6,5 del terzo quadrimestre del 2014, molti dei quali secondo Reuters non conterrebbero però nemmeno uno dei circa 13 milioni di Bitcoin oggi in circolazione. Questo scenario potrebbe cambiare nel momento in cui, come preconizzato da un panel di esperti organizzato dal Wall Street Journal, fossero le banche stesse a offrire portafogli sicuri come parte di una profonda ridefinizione della propria ragione d’essere.

In Europa, dove il sistema bancario gioca un ruolo centrale, l’interesse verso il Bitcoin stenta a decollare. Eppure, proprio a Vienna, città che per posizione geografica rappresenta un crocevia tra occidente e oriente, è nata il 15 dicembre scorso la Coin Association Europe (coinassociation.eu), con l’obiettivo di estendere l’uso del Bitcoin non solo a programmatori esperti o imprenditori illuminati, e promuovere lo sviluppo di servizi e infrastrutture basate sul Bitcoin non solo in Austria, ma anche nel resto del Centro ed Est Europa.

Caratterizzati da un notevole dinamismo economico, dal ruolo meno centrale delle banche, da una dinamica demografica favorevole, e da sistemi universitari che formano centinaia di migliaia di programmatori ogni anno, i Paesi della CEE offrono condizioni interessanti per lo sviluppo delle crypto-currency. Questo, almeno, lo scenario prefigurato da esperti e studiosi della tecnologia, creata nel 2009 da “Satoshi Nakamoto”, uno pseudonimo, il corrispettivo in giapponese di “John Smith”. Nickname dietro il quale si cela una persona, o un gruppo di persone, esperte di crittografia e software open source.

Secondo alcuni analisti, Bitcoin è oggi esattamente nella stessa posizione di internet nel 1995: tutti ne hanno sentito parlare ma se ne sa poco e nessuno sa se lo adopererà mai nella propria vita. Le sue potenzialità, però, sono infinite.

La bolla speculativa dei Bitcoin è scoppiata e si è già dissolta. Chi nelle giovani democrazie dell’Est Europa si è arricchito facendo trading in Bitcoin è già diventato milionario, soprattutto giovanissimi programmatori trasformatisi in trader della prima ora. Oggi è l’inizio di un nuovo capitolo.

La vera sfida è l’uso del Bitcoin come tecnologia sicura, come metodo di pagamento al quale è ascrivibile, attribuibile un certo valore a determinate condizioni, in maniera assolutamente trasparente, attraverso una transazione che nessuno può ripudiare o sabotare, perché dipendente da parametri inscritti direttamente all’interno del suo codice.

Attivissima e in prima linea è la Slovenia, che si pone al vertice dei Paesi della CEE nell’uso del Bitcoin. Molte le start up che hanno adottato questa mathbasedcurrency. Cashila (cashila.com), consente di pagare le bollette in BTC. Si prende la bolletta, la si fotografa e la transazione viene effettuata in Bitcoin.

ComCoin è una società di consulenza sul Bitcoin, basata in Slovenia, che ha creato i primi due ATM in Bitcoin nel Paese. Sempre basata in Slovenia, GreCom (grecom.si), è una società di sviluppo business e comunicazione che si sta concentrando sullo sviluppo di start up che adottino il protocollo Bitcoin.

Non c’è solo la Slovenia, che pure si sta trasformando in una sorta di serbatoio di start up in Bitcoin. Il primo ATM in Bitcoin in Centro ed Est Europa è stato aperto in Slovacchia, a Bratislava, nel dicembre 2013e ha registrato finora alcune centinaia di transazioni.

Circa un anno fa Coinfinity (coinfinity.co), ha installato il primo ATM in Bitcoin a Graz, in Austria. Si immettono euro in contanti e con il cellulare si scaricano Bitcoin. Sempre con Coinfinity si possono anche acquistare BTC immediatamente attraverso un bonifico via Sofortüberweisung.

È significativo che a luglio scorso la statunitense CoinTerra, che produce hardware per BTC, abbia annunciato l’acquisizione dell’azienda di sviluppo software ungherese Bits of Proof (bitsofproof.com), che fornisce software per imprese che vogliano investire sulla tecnologia Bitcoin.

Nei Paesi della CEE vivono più di 350 milioni di persone. Tra queste, molti sono i programmatori di talento che hanno capacità e tempo per lavorare sull’ecosistema Bitcoin e sviluppare, migliorandolo, un protocollo molto sofisticato e che, come ogni fenomeno di internet, una volta entrato nell’uso della rete sarà impossibile fermare, o far sparire.

 

@milacat

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