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Il blocco dei porti ucraini e la possibile crisi alimentare


Con la guerra in Ucraina la maggior parte dei porti sono stati chiusi, con gravi ricadute sulle esportazioni. Milioni di tonnellate di grano e mais sono in attesa di essere spedite in tutto il mondo. Il World Food Programme avverte del rischio carestia

Ilaria Bertocchini Ilaria Bertocchini
Laureata in Governo e Politiche alla LUISS e con un Master in Politics of the Middle East presso la School of Oriental and African Studies (SOAS) di Londra. Si occupa di relazioni internazionali con focus sui diritti umani nell'area Medio Oriente e Nord Africa.

Con la guerra in Ucraina la maggior parte dei porti sono stati chiusi, con gravi ricadute sulle esportazioni. Milioni di tonnellate di grano e mais sono in attesa di essere spedite in tutto il mondo. Il World Food Programme avverte del rischio carestia

La guerra tra Russia e Ucraina si sta combattendo nelle ampie pianure che separano i due Paesi. Proprio su quei territori dedicati all’agricoltura di grano del quale Kiev è uno tra i maggiori esportatori al mondo. La guerra militare si è spostata però anche sul mare, nei porti, obiettivi sensibili e per questo tra i primi luoghi bombardati. Lì le materie prime sono solitamente imbarcate per essere distribuite in tutto il mondo. Dalle coste ucraine, però, dal 24 febbraio le navi non salpano più. I porti chiusi impediscono alle materie prime di lasciare il Mar Nero. Nessuna via d’uscita via mare, da Mariupol a Chornomorsk e Odessa, il porto più grande del Paese, che nel 2021 ha visto transitare 675 mila Teu (le unità standard del trasporto marittimo).

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