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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Il Covid condiziona le presidenziali in Bolivia 

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La buona o cattiva gestione della pandemia finisce per essere decisiva nella percezione dei cittadini. Questo vale per la Regione Campania, in Italia, come per la Bolivia, in Sudamerica

Un raduno del Movimento per il Socialismo (MAS) del candidato alla presidenza Luis Arce per le elezioni generali previste per il 18 ottobre, a El Alto, periferia di La Paz, Bolivia, 9 settembre 2020. REUTERS/David Mercado

La Presidente ad interim della Bolivia, Jeanine Áñez, si è ritirata dalla corsa alle presidenziali del prossimo 18 ottobre.

Esponente del Partito conservatore “Movimento Democratico Sociale”, Áñez ha dichiarato di aver deciso di rinunciare alla competizione elettorale, per non dividere il fronte conservatore che si oppone al MAS (Movimento per il Socialismo), il Partito socialista dell’ex Presidente Evo Morales, che ora vive in esilio in Argentina. Secondo i sondaggi, infatti, Luis Arce, il candidato socialista, sarebbe in testa con il 40,3% dei consensi, mentre la percentuale attribuita all’attuale Presidente non supera il 10,6%.

Áñez guida il Paese dal novembre del 2019, dopo che Morales, da 14 anni al potere, è stato costretto a dimettersi dopo le contestatissime elezioni che gli avevano consegnato il quarto mandato da Presidente.

Nel febbraio del 2016, Morales aveva perso il referendum costituzionale che gli avrebbe consentito di candidarsi nel 2019, la Corte suprema boliviana però aveva annullato il risultato della consultazione, sostenendo che il limite al numero di mandati fosse una violazione dei diritti politici, consentendo a Morales di ricandidarsi fra molte polemiche. La vittoria elettorale al primo turno e le accuse di brogli avevano scatenato proteste in tutto il Paese e costretto l’allora Presidente, pressato anche dai militari, a dimettersi e lasciare il Paese, mentre al Governo provvisorio si installava Jeanine Áñez, esponente dell’opposizione di destra.

La cattiva gestione della pandemia, gli scandali per corruzione e i ripetuti rinvii delle elezioni hanno però pesantemente oscurato l’immagine della neo Presidente, che ha deciso quindi di ritirarsi. A oggi, l’unico candidato che potrebbe opporsi al ritorno dei socialisti è Carlos Mesa (giunto secondo alle elezioni, poi annullate, dello scorso anno), che, sperando di convogliare su di sé i voti di Áñez, definisce la sua decisione come “un contributo alla democrazia”.

Intanto Morales dall’Argentina ha dichiarato che se il MAS dovesse vincere, ritornerà in patria.

Dovunque vi siano consultazioni elettorali in corso (anche le regionali in Italia, ad esempio) o in vista, la perfezione delle persone sulla qualità dei candidati è fortemente condizionata dall’efficienza mostrata, se uscenti, nella gestione della pandemia. Ed è giusto così, dal momento che stiamo vivendo un’emergenza drammatica, le cui misure di gestione incidono in modo decisivo sulla tutela di salute ed economia delle nostre collettività.

@GiuScognamiglio

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