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Bolivia, Morales lascia. “È golpe”

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Per l’Organizzazione degli Stati Americani sono chiare le manipolazioni sul risultato delle elezioni di ottobre, ma Messico e Uruguay appoggiano il primo Presidente indigeno

Le dimissioni di Evo Morales arrivano dopo settimane di proteste e manifestazioni. La fiducia del quattro volte Presidente, primo indigeno nella storia del Paese a ricoprire tale ruolo, è crollata in seguito all’ultimo spoglio elettorale, avvenuto nel mese di ottobre, quando lo scrutinio sarebbe stato interrotto nel momento in cui il ballottaggio con l’ex Presidente Carlos Mesa sembrava inevitabile. Il conteggio delle schede è stato ultimato 24 ore dopo, con il risultato finale favorevole a Morales col 47% dei consensi e 10 punti di distacco su Mesa che garantivano l’elezione senza passaggio al secondo turno.

Il fronte internazionale si muove con cautela, invitando alla calma e al ripristino dell’ordine costituzionale. Il Sudamerica diventa un fronte sempre più caldo: col Venezuela sull’orlo di una guerra civile, il Cile con gli spettri del periodo della dittatura militare, l’Ecuador appena uscito da un periodo di agitazioni in seguito agli aumenti imposti dal Governo e l’Argentina con un nuovo Presidente ma in una profonda crisi economica, la Bolivia complica ulteriormente il quadro della situazione.

Se per l’Organizzazione degli Stati Americani le elezioni di ottobre vinte da Morales hanno visto chiare manipolazioni sul risultato finale, dalla parte del Presidente si schierano Messico, Uruguay, Argentina, Cuba e Venezuela. “È stato un colpo di Stato perché l’esercito ha chiesto le dimissioni del Presidente, e questo costituisce una violazione dell’ordine costituzionale di quel Paese”, ha affermato il Ministro degli Esteri messicano, Marcelo Ebrard. Il Governo uruguaiano si è detto “sgomento per la rottura dello stato di diritto in Bolivia e “ritiene che non vi siano argomenti che possano giustificare questi atti, soprattutto alla luce del fatto che il Presidente Morales aveva annunciato poche ore prima la sua intenzione di convocare nuove elezioni, sulla base del rapporto prodotto dalla missione elettorale dell’Organizzazione degli Stati americani”.

Ma quello della Bolivia rischia di presentarsi come ennesimo scontro tra gli Stati Uniti e la Russia. È forte il legame tra La Paz, capitale dello Stato sudamericano, e Mosca: la cooperazione commerciale tra i due Paesi ha radici nel settore energetico, con l’Agenzia Nucleare russa che ha vinto l’appalto per la costruzione di un centro per la ricerca nucleare in Bolivia. La relazione economica tra i Paesi si allarga alla futura commercializzazione di gas e litio, così come discusso tra Evo Morales e Vladimir Putin nel corso della visita a giugno del Presidente sudamericano in Russia. Il Cremlino, con una nota diffusa nella giornata di lunedì, chiede che nessuna forza straniera si intrometta nella crisi, specificando che quello avvenuto in Bolivia è stato un colpo di Stato.

Prontamente arriva il commento del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump: “Questi eventi mandano un forte segnale ai regimi illegittimi in Venezuela e Nicaragua. La democrazia e la volontà popolare prevarranno sempre”.

@melonimatteo

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