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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Brexit: Nancy Pelosi minaccia il no deal

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Nancy Pelosi avverte: se il Regno Unito non rispetterà il trattato dell’Unione europea con l’Irlanda del Nord non ci sarà l’accordo sulla Brexit

Il Primo Ministro britannico Boris Johnson a Downing Street, Londra, Gran Bretagna, 9 settembre 2020. Stefan Rousseau/Pool via REUTERS

La speaker della Camera degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, è intervenuta ieri nello scontro tra Unione europea e Regno Unito su Brexit. Pelosi, del Partito Democratico, ha detto che un accordo commerciale tra Washington e Londra non ha “nessuna speranza” di essere approvato dal Congresso – i Democratici controllano la Camera – se il Governo britannico non rispetterà il patto con Bruxelles sull’Irlanda del Nord.

I negoziati

Lo scorso maggio gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno dato inizio ai negoziati per un accordo di libero scambio. Nel 2019 il commercio bilaterale ammontava a circa 284 miliardi di dollari.

Al di là dell’entusiasmo mostrato dal Presidente americano Donald Trump e dal Primo Ministro britannico Boris Johnson, però, le trattative hanno incontrato degli ostacoli. Tra i punti che allontanano le due parti, ad esempio, ci sono gli standard sanitari sul commercio di prodotti agricoli e la tassazione delle aziende tecnologiche.

Il rappresentante americano per il Commercio, Robert Lighthizer, ha fatto sapere che è improbabile che si arrivi a un accordo prima delle elezioni presidenziali di novembre.

La questione del confine tra le Irlande

In questi giorni si è tornati a parlare molto di Brexit, sia perché la fine del periodo di transizione – il 31 dicembre – si avvicina e con questa la possibilità del no-deal; sia perché Johnson ha rinnovato le minacce di abbandonare le (complicate) trattative con l’Unione europea.

Il Governo britannico, in particolare, ha detto di non voler rispettare alcuni termini dell’accordo di uscita dall’Unione europea già raggiunto circa un anno fa. L’annuncio di Johnson ha a che vedere con una serie di clausole relative all’Irlanda del Nord. Più in generale, lo scontro ruota intorno al confine tra Irlanda (Paese membro dell’Ue) e Irlanda del Nord (nazione del Regno Unito).

Per Bruxelles è fondamentale che non venga istituita nuovamente una frontiera tra Dublino e Belfast, eliminata nel 1998 con l’accordo del Venerdì Santo. Il timore dell’Unione è che un confine rigido tra le due Irlande possa favorire il ritorno a quel clima di violenze che proprio il Good Friday Agreement permise di superare.

L’anno scorso Londra e Bruxelles avevano allora raggiunto un compromesso: l’Irlanda del Nord sarebbe rimasta nell’unione doganale britannica, ma allo stesso tempo avrebbe rispettato le regole dell’unione doganale europea. In sostanza, tra Irlanda e Irlanda del Nord non ci sarebbe stata una “vera” frontiera, e il confine doganale tra Regno Unito e Ue sarebbe stato posto nel mare d’Irlanda.

La tattica di Johnson

Boris Johnson è consapevole di quanto la questione irlandese sia importante per l’Unione. Il suo annuncio, quindi, rientra probabilmente in una tattica negoziale per mettere pressione sull’Europa e cercare di ottenere condizioni vantaggiose sui temi che dividono Londra e Bruxelles: i diritti di pesca e gli aiuti di stato alle aziende, innanzitutto.

Perché gli Stati Uniti sono intervenuti

Difficilmente Londra si spingerà fino a violare un accordo internazionale. Anche perché la stabilità delle due Irlande sta a cuore tanto all’Unione europea, quanto agli Stati Uniti.

Pelosi ha detto che “l’accordo del Venerdì Santo è caro al popolo americano e sarà orgogliosamente difeso dal Congresso degli Stati Uniti”. Anche il candidato democratico alla presidenza Joe Biden aveva espresso il suo supporto per l’accordo, avvertendo dei rischi connessi al ritorno di un confine rigido tra Belfast e Dublino.

La presa di posizione di Pelosi si spiega con l’importanza dell’eredità irlandese tra la società e la politica americana, a prescindere dalle divisioni partitiche. Sono decine di milioni gli americani che rivendicano una discendenza irlandese. Tra questi ci sono gli ex Presidenti Richard Nixon, Ronald Reagan, Bill Clinton e Barack Obama; l’attuale vice Presidente Mike Pence e anche lo stesso Biden.

@marcodellaguzzo

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