Cairo Automobile Club di Alaa al-Aswany: un libro sull’illusione della libertà


Alaa al-Aswany in “Cairo Automobile Club” (Feltrinelli, 2014, 19 euro, 488 pp.) racconta gli anni dell’occupazione britannica in Egitto attraverso il microcosmo dell’esclusivo Club cairota per automobilisti.

Alaa al-Aswany in “Cairo Automobile Club” (Feltrinelli, 2014, 19 euro, 488 pp.) racconta gli anni dell’occupazione britannica in Egitto attraverso il microcosmo dell’esclusivo Club cairota per automobilisti.

 

L’autore di “Palazzo Yacoubian” e “Chicago” coglie alla perfezione un aspetto della vita egiziana, forse inconsapevolmente: la costante illusione della libertà. L’indipendenza che nasce cambiando casa, come succede per Said lo scorbutico fratello dei due protagonisti, Saliha e Kamel, o iniziando un nuovo lavoro, come avviene per Mahmud, il giovane aitante che arrotonda il suo salario rendendo felici vecchie donne straniere, in Egitto acquistano un significato originale perché sciolgono da ogni legame chi si fa trasportare dal turbine degli eventi.

Uno sguardo disincantato sull’occupazione britannica

In questo testo, Alaa dimostra poi una capacità straordinaria nel raccontare il carattere maschile, in tutte le sue espressioni, cadendo talvolta però nella trappola di figure stereotipate. È il caso di Kamel: il giovane volenteroso, saggio verso la sorella che convince a continuare a studiare, brillante nel suo sentimento anti-britannico tanto da finire nella prigione politica per affiliazione ad un gruppo anti-monarchico di comunisti e fuoriusciti del Wafd. L’autore sembra meno efficace invece nello scandagliare l’animo femminile. Per questo le relazioni tra i due sessi risultano talvolta affettate. È il caso della coppia Said-Fakyia: la moglie raggira il marito come un anello al dito e diventa una specie di geisha pronta a soddisfare i suoi desideri.

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