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Venezuela, la sfera di cristallo

Il direttore risponde ogni settimana a una lettera inviata dai lettori

Una manifestazione a sostegno del leader dell'opposizione del Venezuela, Juan Guaidó, a San Jose, Costa Rica, 2 febbraio 2019. REUTERS/Juan Carlos Ulate
Una manifestazione a sostegno del leader dell'opposizione del Venezuela, Juan Guaidó, a San Jose, Costa Rica, 2 febbraio 2019. REUTERS/Juan Carlos Ulate

Gentile direttore,

La sua risposta circa il venezuela purtroppo non dice nulla di già non noto, so bene che neanche lei ha la palla di vetro per vedere il futuro. Io come la precedente lettrice, forti della sua lunga esperienza, le chiediamo un suo personale punto di vista circa un, sicuramente difficile, prevedibile futuro.

Grazie

(Mario Raffoni, Rodano)

Caro Mario,

Provo a darti soddisfazione, violando il limite di duemila battute che ci siamo altrimenti autoimposti...
I rapporti di forza tra Maduro e Guaidó sono sproporzionati: l’opposizione non ha e non ha mai avuto armi né altri strumenti che rendano effettivo e applicabile il proprio potere. Il regime post-chavista, al contrario, dispone del monopolio della forza: forze armate, corpi di polizia, vari servizi, collettivi irregolari.
Questo è uno dei due motivi che rendono la situazione venezuelana diversa da quella mediorientale o nordafricana; è dunque difficile ipotizzare guerre civili. L’altro è l’assenza di divisioni di sorta tra la popolazione, nemmeno tra barrios (favelas) e classe media. Nel dicembre 2015, per dare un’idea, l’opposizione vinse il 100% dei seggi nei barrios. Non credo che il regime, in condizioni di correttezza di processi elettorali, supererebbe il 15% su tutto il territorio nazionale.
Certamente, in caso di ingresso armato esterno, la situazione potrebbe degenerare, ma non perché si scateni una guerra civile, bensì per la violenza che scatenerebbero verosimilmente gruppi armati filo-governativi ben armati e, nelle vaste regioni di frontiera, per la presenza di veri e propri contingenti paramilitari, forze legate all’ELN colombiano, mafie, cartelli di narcotraffico.
Caro Mario, se mi vuoi spingere a usare la sfera di cristallo, allora intravedo una soluzione che riconosca Guaidó, a condizione che Maduro si decida a patteggiare l’uscita o se gli Stati Uniti decidessero di agire.
I tempi saranno comunque più lunghi di quanto la vulgata dicesse a inizio anno (poche settimane).
Il regime post-chavista ricalca mutatis mutandis evidenti aspetti del castrismo.
E dunque ha un punto di forza rispetto ad altri che si sono succeduti nella storia: teme poco il disastro economico, perché riesce a usarlo per accentuare il suo controllo sulla popolazione.
Sottoproletarizzando più o meno volontariamente e omogeneamente la popolazione, Castro la rese dipendente dallo Stato.
Certo, in Venezuela il gioco è più difficile. È sulla carta un Paese ricchissimo e il 2019 non è il 1959...

Vi terremo aggiornatissimi...

Giuseppe Scognamiglio

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