Gentile direttore,

Sono una lettrice storica della vostra testata cartacea (da quando si chiamava solo East). Le scrivo perché sto cercando di orientarmi sulla questione venezuelana e vorrei avere il suo parere. Il Paese mi sembra in stallo, Maduro è ancora lì, le forze armate anche. Gli aiuti umanitari americani non passano il confine, quelli russi e cinesi sì. Cosa succederà nei prossimi mesi? Basteranno le sanzioni a fermare Maduro? Prevede un’azione militare americana in breve tempo? 

Grazie

(Gabriella Vaccarella, Roma)

 

Cara Gabriella,

la comunità internazionale è divisa sul Venezuela, come accade quando la situazione politica di un Paese è di interesse anche per gli altri Stati. Gli Stati Uniti appoggiano Guaidó, con lo scopo di liberare il Venezuela dal Chavismo (ostile a Washington) e favorire un governo amico. Ma Russia, Cina, per arginare l’influenza statunitense, pongono il veto sulle proposte Usa in seno al Consiglio di Sicurezza Onu e inviano aiuti umanitari, gli unici accettati da Maduro. In un Paese nel quale la popolazione già patisce la fame da anni, le sanzioni non basteranno a incentivare il cambio di regime (come già dimostrato dai casi di Russia, Iran e Corea del Nord, solo per citare un paio di esempi). Un’azione militare è per ora da escludersi, in quanto un intervento richiederebbe autorizzazioni per le quali non ci sono i prerequisiti, secondo il diritto internazionale. In questo contesto, è più difficile mascherare gli interessi politico-economici, che di per sé non costituiscono una ragione valida per l’intervento. E non credo che nessuno degli attori in campo voglia assumersi i rischi politici di una escalation militare. In ritardo (ma meglio tardi che mai), l’Italia si è unita al consenso europeo per spingere il Paese a un ricambio salutare di classe dirigente, verificato da elezioni senza trucchi. 

Giuseppe Scognamiglio