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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Khashoggi: processo farsa, secondo l’Onu

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Caso Khashoggi: arrivano otto condanne. Secondo l’Onu il responsabile non è stato individuato. La compagna del giornalista saudita: “Una farsa”

Un gruppo di attivisti durante una veglia per celebrare l’anniversario dell’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi, Washington, Usa, 2 ottobre 2019. REUTERS/Sarah Silbiger

A quasi due anni dall’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi, che secondo la Cia è stato ordinato dal Principe Mohammed bin Salman, arrivano 8 condanne definitive che chiudono il processo: 5 persone sconteranno 20 anni di carcere, le altre tre tra i 7 e i 10 anni. Secondo il tribunale dell’Arabia Saudita che ha giudicato sull’omicidio, la morte del giornalista non sarebbe stata premeditata. Inizialmente, 5 persone furono condannate a morte ma la famiglia Khashoggi ha perdonato i responsabili evitando loro la pena capitale, così come previsto dalla legge islamica.

Le reazioni

Secondo le Nazioni Unite, che si oppongono alla pena capitale, il processo non ha permesso di indicare il vero responsabile dell’omicidio. “In questo caso non c’è stata trasparenza e coloro i quali sono responsabili dovrebbero subire un processo e ricevere una condanna proporzionata al loro crimine”, ha affermato nella giornata di ieri Rupert Colville, Portavoce Onu.

La compagna di Khashoggi, Hatice Cengiz, durissima contro la sentenza: “La decisione presa oggi in Arabia Saudita è una presa in giro. Le autorità chiudono il caso senza far sapere al mondo chi è il vero responsabile per l’assassinio di Jamal. Chi l’ha pianificato, chi l’ha ordinato, dov’è il suo corpo?”, si chiede Cengiz. “Queste sono le domande basilari e più importanti che rimangono senza una risposta. La comunità internazionale — sottolinea la compagna del giornalista — non accetterà questa farsa. Sono più determinata che mai nel combattere per chiedere giustizia per Jamal”.

Le accuse contro Mohammed bin Salman

Agnes Callamard, Special Rapporteur dell’Onu per le esecuzioni extra-giudiziali ha commentato la sentenza definendola “parodia della giustizia”, perché “questi verdetti non portano legittimità né legale né morale”. Già la Cia, con un documento pubblicato a poche settimane dal barbaro assassinio di Khashoggi, aveva individuato il responsabile nella persona del Principio Mohammed bin Salman. Callamard ha aggiunto che il Principe “è rimasto ben protetto contro ogni tipo di controllo verso il suo Paese”, evidenziando che si è cercato in tutti i modi di allontanare le accuse contro le autorità. Ecco perché “il servizio d’intelligence degli Stati Uniti, compreso il Direttore della National Intelligence, deve pubblicare il report sulle responsabilità di Mohammed Bin Salman nell’omicidio di Jamal Khashoggi. Se la giustizia ufficiale in Arabia Saudita non può essere raggiunta, almeno può esserlo nel dire la verità”.

@melonimatteo

 

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