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Cercasi solidarietà generazionale in Europa

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Nel panorama di un’Europa sempre più anziana, la solidarietà intergenerazionale è fondamentale. Cresce la domanda di benefits, come le pensioni o l’assistenza, ma invecchia la forza lavoro, rimane alto il tasso di disoccupazione giovanile, con l’effetto di un numero sempre minore di persone che contribuiscono al mantenimento di questi sistemi di benefits.

Il rischio è un conflitto intergenerazionale sempre più marcato: i lavoratori potrebbero sentire sulle proprie spalle un carico eccessivo di tasse oppure i pensionati trovarsi in difficoltà con delle pensioni sostanzialmente ridotte. È quanto emerge da uno studio di Eurofound sulla solidarietà intergenerazionale.

Se la popolazione invecchia e i giovani non trovano lavoro

Entro il 2060 la popolazione con un’età superiore ai sessantacinque anni aumenterà dal 17% al 30% in Ue e la Commissione Europea ha calcolato che nei prossimi cinquant’anni che il principale incremento della spesa pubblica si verificherà nelle pensioni, nell’assistenza di lungo periodo e nell’assistenza sanitaria. Negli ultimi anni il tasso di lavoratori più avanti con l’età, tra i cinquantacinque e i sessantaquattro anni, all’interno della forza lavoro, è cresciuto dal 37% nel 2000 al 46% nel 2010, riporta l’analisi di Eurofound.

Se da una parte le politiche adottate in questi ultimi anni di crisi da parte dei datori di lavoro pubblici e privati sono tese a proteggere i lavoratori più avanti con l’età, dall’altra l’inserimento tardivo di un giovane nel mercato del lavoro può avere effetti negativi su lungo periodo. Le difficoltà nel trovare un impiego o trovarlo tardi,  possono avere un impatto sulla carriera lavorativa, lo status economico, la salute, il benessere e il sistema sociale e democratico del paese. In generale le politiche nei paesi Ue si sono concentrate molto sull’allungamento dell’età pensionabile e sul penalizzare a livello di benefits coloro che scelgono di andare in pensione anticipatamente. Il pensionamento a tempo parziale sta diventando una pratica invece sempre più diffusa perché permette un accompagnamento graduale all’uscita dal lavoro. Tutto ciò non può però che gravare ancor di più sulle spalle dei giovani che già faticano a trovare un impiego con garanzie sempre minori e che, guardando alla situazione odierna, difficilmente raggiungeranno una pensione retribuita a fine carriera, se si tende ad allungare ulteriormente l’età pensionabile e a non incentivare politiche di inserimento dei giovani nel mercato del lavoro.

Lavoratori anziani come coach

Potrebbe essere vincente per superare i divari generazionali che i lavoratori più anziani avessero un maggior ruolo di mentori e coach nel trasmettere la propria esperienza per rendere più semplice l’integrazione dei giovani nel lavoro e anche per colmare il gap tra le competenze che i giovani posseggono e quelle effettivamente richieste dai datori di lavoro.

 A questo proposito la ricerca sottolinea che le misure di maggior successo intraprese per agevolare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro includono proprio gli interventi atti a  fornire supporto su misura, garantire un’opportunità di lavoro o di formazione per un periodo certo, formare i giovani con le competenze richieste dai datori di lavoro ed equipaggiarli con qualifiche spendibili nel mercato del lavoro. Inoltre il fallimento nell’integrare i Neet, coloro che non lavorano e non studiano,  nella forza lavoro può causare un diffuso disaffezionamento dei giovani e allontanamento dalla società civile : marginalizzazione dalla vita sociale e politica del paese.

Riguardo alla disoccupazione giovanile un ritorno alla crescita potrebbe non essere sufficiente, mette in guardia Eurofound che ricorda che in questi anni di crisi i datori di lavoro hanno ridotto gli orari di lavoro degli impiegati e a questo punto potrebbero semplicemente riallungarli anziché creare nuovi posti di lavoro. 

@IreneGiuntella

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