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Di Maio in Libia: missione disperata

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Il Ministro degli Esteri italiano in visita da al-Serraj e Haftar nel momento di massima tensione tra Tripolitania e Cirenaica per portare a casa almeno il cessate-il-fuoco

La missione in Libia del Ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, avviene in un momento cardine del conflitto che dilania il Paese nordafricano dalla caduta di Muammar Gheddafi. Lo scontro tra Fayez al-Serraj, a capo del Consiglio Presidenziale Libico sostenuto dalle Nazioni Unite e il Generale Khalifa Haftar, che controlla la Cirenaica ed è appoggiato dal confinante Egitto, ha raggiunto negli ultimi mesi un picco senza precedenti, con le forze militari dell’est intente ad avanzare verso Tripoli e che, nella giornata di martedì, hanno compiuto dei raid aerei su Ain Zara, a sud della capitale.

Obiettivo del titolare della Farnesina è quello di convincere le due parti al raggiungimento di un cessate-il-fuoco che permetta la ripresa del dialogo e una soluzione comune alla guerra civile che imperversa in Libia, Paese ricco di risorse petrolifere e crocevia dei migranti africani. Al-Serraj, che ha recentemente sottoscritto un accordo sui confini marittimi e di carattere militare con la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, ha detto che quelle tra Italia e Libia “sono relazioni speciali tra due Paesi amici” e ha elogiato il sostegno dell’Italia al Governo di accordo nazionale, così come gli sforzi di Roma per superare l’attuale crisi. Il Capo del Consiglio Presidenziale ha poi riaffermato la necessità di unità della Libia, vero e proprio interesse nazionale, così come il rafforzamento di sovranità per il Paese.

All’indomani dell’accordo tra Tripoli e Ankara, le cancellerie europee si sono mosse per condannarne i termini e hanno sottolineato la pericolosità dell’entrata in scena nel conflitto di un nuovo attore, la Turchia, potenziale ulteriore ostacolo al cammino verso la riunificazione della Libia. L’Italia ha condannato, insieme ai partner europei, l’agreement turco-libico, con Di Maio che la scorsa settimana ha definito “inaccettabile” la decisione dei due Paesi sui limiti delle acque territoriali.

Che il quadro sia complicato lo dimostrano le parole di Ahmed al-Mismari, portavoce dell’Esercito Nazionale Libico di Haftar. Dando la notizia dell’imminente arrivo al porto di Homs di un carico di armi dalla Turchia, al-Mismari ha detto che il Governo di Erdogan è entrato “ufficialmente in guerra contro i libici”, evidenziando che la crisi ha assunto dimensioni regionali e che “l’espansione turca in Libia minaccerà altri Paesi, in particolare l’Egitto”. Nel corso di alcune dichiarazioni alla stampa, il Presidente dell’Egitto Abdel Fatah al-Sisi ha affermato che Il Cairo non accetterà “Stati estremisti controllati dalle milizie in Libia”, e ha aggiunto che non permetterà che la sicurezza nazionale del suo Paese venga compromessa dagli avvenimenti libici o dalla situazione in divenire in Sudan.

Intanto, i consigli municipali e militari delle principali città della Libia occidentale — Zliten, Al Zawiya, Cabao, Al Raheebat, Al Khums e Muslata — hanno dichiarato la mobilitazione generale di tutte le capacità a disposizione: ci si prepara a difendere la capitale dall’attesa avanzata delle forze militari di Haftar. L’interruzione delle ostilità tra Tripoli e Bengasi passa da un cessate-il-fuoco più necessario che mai per scongiurare l’inesorabile aggravarsi della situazione.

@melonimatteo

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