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Charlie, Dieudonné e la libertà di stampa


Dopo lo stato di fermo di mercoledì scorso e l’apertura di un’inchiesta per « apologia di terrorismo » in seguito alla pubblicazione su facebook, all’indomani della strage, della frase « Mi sento Charlie Coulibaly » (l’udienza davanti al tribunale di Parigi è prevista per il 4 Febbraio prossimo) il controverso umorista di origini camerunensi Dieudonné è stato condannato dal Tribunale di Parigi a pagare una multa di 6.000 euro per aver lanciato in rete nel 2013 una raccolta di fondi per pagare multe ricevute in seguito ad altri processi in cui il comico era stato condannato.

Dopo lo stato di fermo di mercoledì scorso e l’apertura di un’inchiesta per « apologia di terrorismo » in seguito alla pubblicazione su facebook, all’indomani della strage, della frase « Mi sento Charlie Coulibaly » (l’udienza davanti al tribunale di Parigi è prevista per il 4 Febbraio prossimo) il controverso umorista di origini camerunensi Dieudonné è stato condannato dal Tribunale di Parigi a pagare una multa di 6.000 euro per aver lanciato in rete nel 2013 una raccolta di fondi per pagare multe ricevute in seguito ad altri processi in cui il comico era stato condannato.

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