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Chief minister, agitatore di folle


Prima delle vacanze natalizie avevamo parlato delle elezioni locali di Delhi, viste da molti come prove generali delle nazionali primaverili. Arrivato secondo, Arvind Kejriwal si è alla fine accordato con l'Indian National Congress per un appoggio esterno, delle "larghe intese" che fanno emergere una serie di corto circuiti amministrativi.

Prima delle vacanze natalizie avevamo parlato delle elezioni locali di Delhi, viste da molti come prove generali delle nazionali primaverili. Arrivato secondo, Arvind Kejriwal si è alla fine accordato con l’Indian National Congress per un appoggio esterno, delle “larghe intese” che fanno emergere una serie di corto circuiti amministrativi.

 

L’Aam Aadmi Party (Aap) governa la capitale New Delhi da poco meno di un mese, battesimo di fuoco per testare le capacità amministrative del partito “dal basso” in una prova di maturità politica che superi il movimentismo dell’indignazione.

Eletto grazie a un programma di rottura – fatto di promesse di legalità, lotta alla corruzione, tagli delle bollette, welfare e sicurezza – Arvind Kejriwal ha fatto i primi passi nel mondo della realpolitik inaugurando una serie di “numeri verdi” a disposizione del cittadino per chiedere l’intervento delle forze dell’ordine in caso di molestie e, in particolare, di tentata corruzione.

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