Referendum e Costituzione


Cile: il prossimo 25 ottobre si terrà il referendum costituzionale. Si vota per un nuovo patto sociale che promuova una maggiore uguaglianza materiale

Cile: il prossimo 25 ottobre si terrà il referendum costituzionale. Si vota per un nuovo patto sociale che promuova una maggiore uguaglianza materiale

Operatori sanitari prendono parte a una manifestazione contro la mancanza di forniture mediche a Vina del Mar, Cile, 13 aprile 2020. REUTERS/Rodrigo Garrido

Felipe corre con la sua bicicletta per le strade di Santiago. In viso un passamontagna contro il freddo, sulle spalle un grande zaino da campeggio pieno di forme di pane. Prima della pandemia era professore di teatro e barista. La scuola non gli ha rinnovato il contratto, la caffetteria ha chiuso, ha lasciato la stanza in affitto ed è tornato dalla madre. Non aveva diritto a ricevere sussidi di disoccupazione, così su YouTube ha imparato a fare il pane con lievito madre e dopo qualche settimana ha cominciato a rifornire amici e vicini. “Il pane mi viene bene, ho ereditato la passione della cucina da mia nonna” e oggi ha una piccola rete di clienti. Per ogni pane guadagna come per un’ora di lezione di teatro, 3euro e 30 circa “Non diventerò ricco, però almeno gestisco il debito che ho dovuto fare per laurearmi”.

Le proteste di piazza

Felipe è uno del milione e mezzo di cileni che scese in piazza il 25 ottobre 2019 pretendendo una nuova Costituzione, per superare il testo adottato nel 1980, durante la dittatura di Pinochet. Per i manifestanti, la carta vigente legittima il sistema socioeconomico del regime militare, un modello neoliberista puro, dove lo Stato interviene quando “non ci sono imprese private che possano o siano interessate a soddisfare una necessità” spiega Claudia Heiss, direttrice del corso di Scienza Politica della Universidad de Chile.

La piazza chiedeva un nuovo patto sociale, fondato su maggiore uguaglianza politica e materiale, e ottenne la convocazione del referendum costituzionale. Poi arrivò il Covid-19 e il voto venne rinviato al prossimo 25 ottobre. La quarantena ha svuotato le piazze colme nei mesi di protesta, ma le code per ricevere i sussidi, le morti senza cura nella sanità pubblica, le famiglie cadute in povertà, hanno rinvigorito la domanda di un nuovo patto sociale.

“I cileni ricchi vivono come i ricchi in Germania, i poveri come in Mongolia” nota Branko Milanovic, ex capo economista della Banca Mondiale. La richiesta di una nuova Costituzione si fonda innanzitutto sulla riduzione della forbice della disuguaglianza. Il Cile a lungo è stato considerato la tigre dell’America Latina, membro del club Ocse grazie a un Pil pro capite di 2.000 USD al mese. I dati macroeconomici nascondono “il codice genetico molto latinoamericano del paese” spiega l’economista Dante Contreras, cioè la disuguaglianza: il 50% dei lavoratori guadagna meno di 520 USD e il 28% della forza lavoro è informale.

La riforma previdenziale

Per le strade di Santiago è comune vedere persone della terza età vendere sopapillas, buonissime frittelle di zucca, fazzoletti, frutta. Attività necessarie per integrare le misere pensioni, metà delle quali inferiore a 227 USD, erogate dal sistema AFP – l’acronimo sta per “gestori di fondi pensione” – modello a capitalizzazione individuale, alimentato unicamente dai contributi del lavoratore.

La riforma previdenziale è una delle aspettative maggiori per il Cile che verrà. A luglio scorso, in uno dei momenti più duri della quarantena – con una contrazione del Pil su base annuale del 7.9% e la povertà in aumento del 5.7%, seconde le stime della CEPAL – un voto trasversale in Parlamento approvò la possibilità di ritirare fino al 10% del fondo pensione, assestando un colpo durissimo alla logica del sistema AFP. “Non esiste un sistema di pensioni in Cile, esiste un mercato obbligatorio del risparmio” spiega l’economista Andras Uthoff “per chi ha un impiego stabile e alti salari, il sistema funziona bene. Ma la realtà è fatta di salari bassi, occupazioni precarie, disoccupazione”. “È il momento di seppellire le AFP e costruire un modello di sicurezza sociale universale” conclude Marco Kremerman, economista della Fundacion Sol.

Questo contenuto è riservato agli abbonati

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €45

Abbonati per un anno alla versione digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €20

- Advertisement -spot_img