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Cina, Ai Weiwei ha il passaporto, ma il suo avvocato è ancora in carcere

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Ieri tutti i siti e quotidiani del mondo, in qualche modo, hanno ricordato la news di giornata proveniente dalla Cina: al noto artista Ai Weiwei, come testimoniato dalla foto postata su Instagram, è stato restituito il passaporto, che gli era stato confiscato a seguito dei suoi guai con la giustizia cinese. Ma nessuno ha ricordato che uno dei suoi avvocati più noti, Pu Zhiqiang è in carcere dal maggio 2014 e recentemente gli sono state anche negate le visite della propria famiglia. Il tutto senza aver subito ancora alcun processo.

Ai Weiwei è un personaggio noto nel mondo. Nel 2008 progettò il Nido d’Uccello, lo stadio olimpico di Pechino, fiore all’occhiello della città per le Olimpiadi. L’artista però da quel momento in poi si è posto in aperto contrasto con le autorità. Ha boicottato le olimpiadi, ha scoperto internet (e internet ha scoperto lui), e ha cominciato la sua battaglia con il governo cinese.

Ha saputo raccogliere attorno a sé molti blogger e artisti, organizzando eventi, video e cominciando a criticare l’operato del governo. L’elemento scatenante fu il terremoto del 2008 in Sichuan. Le autorità cinesi accorsero subito sul luogo ma occultarono parecchie cose, compresa la distruzione di molte scuole. Ai Weiwei produsse documentazione video al riguardo e cominciò a denunciare le morti dei bambini durante il terremoto.

E il governo cominciò a prenderlo di mira. L’artista, diventato nel frattempo più noto a livello mondiale grazie a mostre e supporto di associazioni artistiche occidentali, cominciò a utilizzare i social network in modo ostile al governo di Pechino. Negli ultimi anni, già quando la polizia controllava l’ingresso del suo studio a Pechino, lo intervistai due volte e registrai la sua passione per Twitter e per la possibilità di poter comunicare in tempo reale le sue attività, anche quelle di contestazione.

Poi arrivarono le accuse fiscali che lo portarono in carcere, con tanto di requisizione del passaporto e impossibilità, una volta uscito dal carcere, a viaggiare. Ai è stato arrestato dalle autorità per circa tre mesi nel 2011, ma senza essere condannato. Il suo studio di progettazione è stato poi multato con 2,4 milioni di dollari di tasse da pagare. «La persecuzione – hanno scritto i media stranieri – è ampiamente considerata come punizione per la schiettezza dell’artista contro il Partito comunista al potere e il suo governo. Ha lungamente infastidito Pechino usando la sua arte e il suo profilo online per attirare l’attenzione sulle ingiustizie in Cina».

Una volta rilasciato, gli è stato imposto il divieto assoluto di viaggiare. L’esperienza della galera, come tante altre, è stata utilizzata da Ai Weiwei a fine artistico (alcuni critici direbbero: «a fini commerciali»), attraverso un album musicale heavy metal, che gli ha fruttato – in ogni caso – altra notorietà.

Infine, dopo 4 anni, la restituzione del passaporto. E ora Ai Weiwei è pronto a volare a Londra appena possibile, ha dichiarato alla stampa internazionale. «Questa è una notizia meravigliosa per Ai Weiwei, per la sua famiglia e per gli artisti di tutto il mondo», ha detto il direttore della Royal Academy Tim Marlow. «Siamo lieti di annunciare che si unirà a noi nel finalizzare l’installazione della sua mostra». I lavori di Ai Weiwei – ha scritto il South China Morning Post – sono molto popolari in Gran Bretagna. Nel 2010 ha riempito un’ampia sala della Tate Modern Gallery con 100 milioni di semi di girasole in ceramica.

Contemporaneamente a questa bella notizia, in Cina si procedeva ad un giro di vite senza precedenti sugli avvocati dei diritti umani, «che finora ha visto circa 215 avvocati e difensori dei diritti portati via, convocati o arrestati dalla polizia, secondo i dati compilati da China Human Rights Lawyers Concern Group. Gli uffici di almeno tre studi legali sono stati perquisiti».

Anche se la maggior parte di essi sono stati rilasciati, secondo il South China Morning Post, almeno 14 persone sono ancora detenute dalla polizia. E altre 11 sono state poste in detenzione penale o “sorveglianza residenziale” per accuse non specificate, o per “incitamento a sovvertire il potere dello Stato” o perché erano in cerca di liti e hanno provocato guai».

Secondo molti osservatori dei fatti cinesi, l’azione di polizia è la peggiore dalla repressione del 1989 a Tiananmen. «Dicono anche che mostra la paura verso la società civile in rapida crescita e la diffidenza per il ruolo cruciale svolto da una comunità in espansione di avvocati dei diritti nel movimento popolare “diritto di difesa” da parte delle autorità continentali».

Tra gli avvocati in carcere, da oltre un anno, c’è proprio quello che difese Ai Weiwei. 
@simopieranni

 

 

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