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Cina: alcune stranezze e qualche precisazione su Liu Xiaobo

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Nei giorni scorsi si è saputo che Liu Xiaobo – intellettuale cinese di 61 anni, premio Nobel per la pace e in carcere in Cina per una condanna a 11 anni – sarebbe stato trasferito dal penitenziario a un ospedale per ottenere le ultime disperate cure per un cancro al fegato in fase terminale. Nel frattempo un video e una lettera pongono alcuni interrogativi. E si discute, anche, della rilevanza politica dell’opera di Liu Xiaobo.

Liu Xiaobo dovrebbe essere nei pressi di un ospedale vicino al carcere dove era rinchiuso, in Cina, condannato a undici anni di pena per «sovversione dello stato». La sua, e quella della moglie Liu Xia, è stata una vita difficile: Liu ha cercato di coniugare il proprio impegno civile e politico con il fatto di trovarsi in un paese poco incline a consentire espressioni contrarie a quelle ufficiali.

La loro vita è stata quindi una condanna: costantemente controllati, spesso incarcerati o ai domiciliari, spesso divisi. Liu Xiaobo si sarebbe ammalato di cancro al fegato, ma anche la moglie sarebbe, ai domiciliari a Pechino, ammalata. Una situazione ormai a tal punto insostenibile da spingere Liu Xia, lo scorso 20 aprile scorso, a scrivere a un amico.

La lettera

Yiwu Liao ha pubblicato la foto di una lettera di Liu Xia, nella quale la moglie di Liu Xiabo, descriverebbe la propria vita di pene costanti come qualcosa dal quale finalmente scappare. Lascerebbe dunque intendere che la sua volontà sia quella di uscire dalla Cina, magari trasferendo anche il marito fuori, per le cure necessarie. Nella lettera esprime anche il dubbio che Liu voglia accettare questa soluzione. Una lettera non chiara, forse confusa per la situazione nella quale Liu Xia vive da anni.

Analogamente Yiwu Liao in un post su Facebook ricordava che, a quanto pare, Liu Xiaobo avrebbe detto che in caso di morte non vuole essere seppellito sul territorio cinese. Nei giorni scorsi alcuni attivisti e persone vicine alle coppie avevano lasciato intendere che a chiedere di essere curati fuori fossero proprio loro. Invito raccolto poi anche dall’ambasciata americana a Pechino.

E proprio le critiche degli States alla Cina, sulle deteriorate condizioni fisiche di Liu Xiaobo, cui Pechino aveva reagito in modo piuttosto nervoso, potrebbero essere la causa di un video girato on line in queste ore, e pubblicato dal profilo su Youtube di Boxun, un sito di esiliati cinesi degli Usa, spesso in grado di sparare notizie clamorose sulle proprie pagine: in alcuni casi, ad esempio sulla vicenda Bo Xilai, le indiscrezioni si rivelarono affidabili, in altri casi si è trattato di notizie mai verificate e probabilmente poco attendibili.

Il video

Nel video si vede Liu Xiaobo spalare la neve, correre nel minuscolo cortile della prigione durante l’ora d’aria, sottoporsi poi a ecografie, analisi del sangue, esami medici. Liu Xiaobo sostiene di essere malato dal almeno vent’anni a medici indaffarati a prendersi cura. Infine si assite a una sorta di riunione in cui si discute delle sue condizioni di salute. Il messaggio sembra piuttosto chiaro, Pechino dice: noi lo abbiamo curato, era già malato prima di entrare in carcere, noi abbiamo fatto il possibile.

Su questo video restano molti dubbi: perché è stato pubblicato da Boxun? Perché la Cina lo ha, di fatto, prodotto?

L’opera

Infine: di Liu Xiaobo si è parlato molto, spesso a sproposito. I media occidentali lo hanno esaltato come il dissidente- martire senza però provare a dire quasi niente sulla sua opera, su quanto avrebbe dunque giustificato il premio Nobel. Difficile trovare sui media occidentali durante i giorni del Nobel, o prima, o dopo, un’analisi della produzione «politica» di Liu Xiaobo, solitamente e genericamente considerato un «dissidente», termine sul quale tra l’altro sarebbe pure da discutere.

Altri invece, una sorta di mondo trasversale che difende la Cina qualunque cosa faccia, lo hanno criticato per alcune sue posizioni espresse nel corso della sua vita: liberiste, pro Stati uniti, contro il partito comunista. Affermazioni sicuramente criticabili, ma da relativizzare rispetto a una situazione, scomoda, nella quale Liu Xiaobo si trova praticamente dagli anni ’80: braccato, controllato e censurato. Anche per questo il suo nome, quando vinse il Nobel, non poteva essere certo considerato popolare. Inoltre queste posizioni, per quanto non condivisibili, non possono in alcun modo giustificare una detenzione.

Voglio ricordare solo alcune caratteristiche di Charta08, il documento che ha causato la sua prigionia e forse anche il suo premio Nobel. Un documento prodotto nel 2008, sull’esempio della Carata77 dei dissidenti cecoslovacchi. Tra le tante richieste, democrazia, separazione dei poteri, indipendenza della magistratura, proprietà privata, tutti elementi liberal democratici che Liu Xiaobo e altri dissidenti hanno provato a diffondere in Cina, si chiede anche esplicitamente una sorta di federalismo che dovrebbe consentire parità tra regioni più o meno sviluppate e tra le varie etnie, tante, che popolano la Cina.

Risorse:

il video di Boxun

I’m sad for my friend Liu Xiaobo, and for a China that can’t cherish its finest

Do supporters of Nobel winner Liu Xiaobo really know what he stands for?

@simopieranni

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