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LA NOTIZIA DEL GIORNO

BeiDou: l’alternativa cinese al GPS americano

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Cina, BeiDou: la sfida al GPS americano si conclude con il lancio dell’ultimo satellite entro la fine di giugno. Il progetto da 10 miliardi di dollari sarà perfino più accurato

Cina, BeiDou: la sfida al GPS americano

Un modello del sistema di satelliti di navigazione BeiDou a Changsha, provincia di Hunan, Cina, 23 aprile 2019. REUTERS/Aly Song

Entro la fine del mese di giugno, con l’invio in orbita dell’ultimo satellite, il sistema di navigazione satellitare cinese BeiDou dovrebbe essere completo e operativo. BeiDou – ovvero Grande Mestolo, un altro nome con cui è conosciuto l’asterismo del Gran Carro – è in sostanza la risposta di Pechino al GPS, il sistema di posizionamento creato dagli Stati Uniti e impostosi come standard.

Lo sviluppo di BeiDou è cominciato intorno agli anni Novanta. Inizialmente doveva avere una copertura solo regionale e servire per scopi militari: l’esercito cinese cercava infatti un modo per rendersi indipendente dal GPS, gestito dalle forze armate americane. I primi satelliti sono stati lanciati in orbita nel 2000 e coprivano la Cina e poco altro; quelli di seconda generazione, nel 2011-2012, estendevano il raggio all’Asia-Pacifico; il sistema di terza generazione, dal 2015, offre invece una copertura di servizi globale.

Non è stato ancora annunciato il giorno preciso del lancio dell’ultimo satellite. Sappiamo però che sarà il trentacinquesimo, il che significa che BeiDou avrà più satelliti in orbita del GPS (31), oltre che dei sistemi di posizionamento europeo (Galileo) e russo (Glonass). Al di là del primato numerico in sé, BeiDou avrà una maggiore accuratezza rispetto al GPS.

Pechino ha investito circa 10 miliardi di dollari nello sviluppo di BeiDou, un progetto che possiede un altissimo valore strategico dato che permette di mantenere al sicuro le comunicazioni militari cinesi e previene il rischio di un’interruzione delle trasmissioni GPS in caso di conflitto. Dal versante statunitense, il Presidente Donald Trump ha per l’appunto istituito una Space Force che avrà, tra i suoi compiti, proprio la difesa dei satelliti americani. Anche perché lo spazio è uno dei tanti campi di confronto tra Washington e Pechino.

Attraverso la proiezione spaziale, la Cina punta a estendere la sua influenza sulla Terra. Ha stretto ad esempio numerosi accordi di collaborazione sul tema con molte nazioni europee (inclusa l’Italia). E ha “esportato” – scrive l’agenzia Reuters – i servizi di posizionamento di BeiDou in circa 120 Paesi, molti dei quali già coinvolti nella Belt and Road Initiative (o Nuova via della seta), il progetto economico-geopolitico avviato dal Presidente Xi Jinping. I primi Paesi ad aver firmato dei contratti con la Cina per disporre dei servizi di BeiDou sono stati il Pakistan e la Thailandia, nel 2013.

La nuova Via della seta possiede anche una dimensione “digitale”: serve cioè alla Cina anche per estendere la propria presenza tecnologica e con questa i propri standard.

@marcodellaguzzo

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