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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Cina: Biden come Trump?

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Joe Biden potrebbe introdurre nuove restrizioni alle esportazioni di tecnologie verso la Cina e sembra che non abbia intenzione di rimuovere i dazi di Trump

Il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden alla Casa Bianca a Washington, Usa, 10 febbraio 2021. REUTERS/Carlos Barria

Gli Stati Uniti potrebbero introdurre nuove restrizioni alle esportazioni di tecnologie sensibili verso la Cina. Lo ha detto mercoledì ai giornalisti un funzionario dell’amministrazione Biden, poco prima della telefonata – nella serata dello stesso giorno – tra il nuovo Presidente americano e quello cinese Xi Jinping.

Oltre a restringere ulteriormente il commercio di tecnologie con Pechino, sembra che gli Stati Uniti non abbiano nemmeno intenzione di rimuovere i dazi sui prodotti cinesi imposti da Donald Trump all’interno della “guerra commerciale”, pensata per riequilibrare la bilancia degli scambi e conclusasi – più o meno – con una tregua. L’accordo, raggiunto nel gennaio 2020 e definito di “fase uno”, prevede la riduzione di alcune tariffe sulle merci cinesi; in cambio, Pechino avrebbe acquistato beni americani per 200 miliardi di dollari nel periodo 2020-2021 (ma è lontana dal raggiungere l’obiettivo). Lo stesso funzionario menzionato prima ha detto che l’amministrazione Biden manterrà i dazi perché non ha intenzione di “agire precipitosamente”.

Biden farà come Trump, ma solo in parte

A giudicare da queste dichiarazioni, insomma, sembra che le misure di Joe Biden sulla tecnologia e sul commercio con la Cina saranno le stesse di quelle di Trump. Non è esattamente così, in realtà. Sarebbe però illogico aspettarsi cambiamenti radicali nelle politiche della nuova amministrazione, che nella sostanza saranno in continuità con quelle della vecchia: a cambiare è stato solo il Presidente, non l’obiettivo strategico di Washington. Ovvero impedire l’ascesa cinese, in ogni campo.

Trump aveva ad esempio puntato molto – riscuotendo pure un certo successo – sul contenimento della penetrazione tecnologica di Pechino, ottenendo l’esclusione di Huawei dalla realizzazione delle reti 5G e di altri progetti di connettività in una serie di Paesi. A fine gennaio la nuova portavoce della Casa Bianca ha definito le apparecchiature di telecomunicazione di “fornitori inaffidabili, inclusa Huawei” come una minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti e degli alleati.

È un messaggio perfettamente in linea con quelli utilizzati dall’amministrazione Trump per giustificare le limitazioni verso l’azienda. A differenziare il team di Biden è piuttosto l’enfasi messa sulla cooperazione con gli alleati: al contrario di Trump, che li aveva tenuti in scarsa considerazione o addirittura attaccati, Biden punterà piuttosto a coinvolgerli nei processi decisionali per fare fronte comune contro la Cina.

Su questo punto, il funzionario dell’amministrazione Biden ha anticipato che ci sarà una “consultazione intensa” con gli alleati circa i dazi sulle merci cinesi. E ha spiegato, con grande chiarezza, che le critiche rivolte da Biden alla strategia di Trump sulla Cina non riguardano la durezza delle misure, ma l’aver voluto procedere “da solo, scontrandosi nel frattempo con i nostri alleati”.

Cosa farà Biden sulla tecnologia

Non è chiaro in cosa consisteranno le nuove restrizioni alle esportazioni di tecnologie verso la Cina. Il funzionario ha anticipato soltanto che saranno mirate, che saranno discusse con i Paesi partner e che serviranno ad evitare di fornire a Pechino strumenti che possano favorirne il progresso militare. Inoltre, l’amministrazione Biden lavorerà con il Partito repubblicano ad un piano di investimenti pubblici nei semiconduttori, nelle biotecnologie e nell’intelligenza artificiale in modo da garantire all’America il primato nell’innovazione.

A gennaio la Camera di Commercio degli Stati Uniti – il più grande ente di rappresentanza delle aziende americane e dei loro interessi – aveva chiesto all’amministrazione Biden di coordinarsi con i Governi affini per la definizione di standard tecnologici condivisi a livello globale. Specialmente sull’intelligenza artificiale, un settore cruciale dal punto di vista economico e geopolitico nel quale la Cina è cresciuta moltissimo.

È una necessità – questa degli standard filo-americani sulle nuove tecnologie – che Gina Raimondo, nominata da Biden come nuova segretaria al Commercio, ha detto di condividere. Ha anche promesso, oltre ad una generica aggressività nel contrastare le pratiche commerciali scorrette cinesi, di espandere l’accesso alla banda larga negli Stati Uniti.

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L'AUTORE

Marco Dell'Aguzzo

Giornalista, scrive per eastwest, Il Sole 24 Ore e Aspenia. Si occupa di Messico e Nord America.
GUALA