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La prima volta di un cinese a capo dell’Interpol

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Per la prima volta un cinese sarà a capo dell’Interpol. Si tratta di Meng Hongwei, già Viceministro della Pubblica sicurezza in Cina. Meng prenderà il posto del predecessore francese Mireille Ballestrazzi e il suo mandato durerà quattro anni. Secondo ong e organizzazioni internazionali, come ad esempio Amnesty, la nomina sarebbe rischiosa, perché potrebbe permettere alla Cina di ricercare i dissidenti anche fuori dal suo territorio.

Quando si parla di soft power, si intende anche questo: la capacità di ottenere ruoli e potere in organizzazioni apparentemente poco note al grande pubblico, ma capaci di ritagliare importanti spiragli all’interno delle comunità internazionali. È quanto, da tempo, prova a fare la Cina, alternando ricerca di posti prestigiosi nelle istituzioni vigenti, o provando a crearne di nuove a proprio guida (come accaduto ad esempio per la banca di investimenti).

Secondo Li Wei, capo del Centro ricerca anti-terrorismo dell’Istituto cinese per le relazioni internazionali contemporanee, «come capo dell’Interpol (International Criminal Police Organization), Meng Hongwei approfondirà la lotta contro la criminalità transnazionale».

Come riportano le agenzie internazionali, si tratta di un ennesimo successo della presidenza di Xi Jinping. Da quando ha assunto il potere nel 2012, infatti, il presidente Xi Jinping ha iniziato una dura lotta contro la corruzione nel paese e ha cercato di incrementare la cooperazione internazionale delle forze di polizia per dare la caccia ai latitanti all’estero e lo scorso anno ha inviato un red notice all’Interpol per cento persone. Secondo quanto riportato, è riuscita a catturarne almeno un terzo finora.

La Cina ha lanciato la caccia all’uomo denominata “Operazione Fox Hunt” nel 2014: durante questi due anni più di 2.000 fuggitivi sono stati riportati in Cina, tra cui 342 ex funzionari.

Secondo il quotidiano di Hong Kong, il South China Morning Post, “la nomina di Meng potrebbe contribuire a migliorare i collegamenti della Cina con gli altri paesi”, permettendo il “recupero” di un numero ancora più alto di ricercati.

Ma naturalmente c’è chi segnala alcune preoccupanti conseguenze: Amnesty International ha ricordato che Pechino non è propriamente famosa nel mondo per il rispetto dei detenuti e per i metodi con i quali la sua polizia ottiene le informazioni.

La nomina di Meng, in ogni caso, costituisce uno dei tanti sforzi che la Cina sta facendo sul tema della sicurezza, un argomento che il Pcc sembra utilizzare soprattutto per intessere relazioni internazionali.

Non a caso il professore dell’università di Hong Kong, Zhu Jiangnan ha specificato al Scmp, che questo incarico di Meng potrebbe migliorare la cooperazione della Cina con altri Stati anche sotto il profilo delle infrastrutture di dati, della raccolta delle informazione. Una integrazione in un sistema più ampio.

Nel comunicato ufficiale dell’Interpol, Meng – 63 anni, una laurea in legge e iscritto al partito comunista fin dal 1975 – ha assicurato il massimo impegno sottolineando la difficoltà dei tempi odierni e delle minacce che dovranno essere affrontate, con un chiaro riferimento al pericolo di attentati di natura terroristica.

@simopieranni

 

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