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Cina e Russia rafforzano le interazioni strategiche


Nuovo incontro ad alto livello tra le due nazioni. I militari Usa avvertono: lasciare il Medio Oriente permetterà a Pechino e Mosca di prendere il posto

Matteo Meloni Matteo Meloni
Giornalista, si occupa di politica internazionale, comunicazione e giornalismo d’impresa. Collabora con eastwest e con il sito d’informazione Corriere dell’Economia.

Il Presidente russo Vladimir Putin e quello cinese Xi Jinping al vertice BRICS a Brasilia, Brasile, 14 novembre 2019. REUTERS/Ueslei Marcelino

La visita di Yang Jiechi in Russia rafforza il dialogo strategico sulla sicurezza in atto tra Pechino e Mosca, volto principalmente al contrasto delle pressioni degli Stati Uniti verso i due Paesi. Yang, tra i più fidati consiglieri diplomatici del Presidente Xi Jinping, incontrerà nella Federazione il Presidente del Consiglio di Sicurezza Nikolai Patrushev, con l’obiettivo di creare “una cintura alle turbolenze geopolitiche” in atto, con Washington sempre più orientata a porre l’attenzione sull’Asia e meno al Medio Oriente, preoccupando gli ambienti militari sul vuoto che verrà lasciato in quell’area.

Diplomazia ed energia

Il nuovo meeting ad alto livello tra funzionari cinesi e russi segue quello di marzo tra i capi delle diplomazie dei due Paesi. Due mesi fa i Ministri degli Esteri Wang Yi e Sergej Lavrov si incontrarono nella città di Guilin, nella Regione Autonoma del Guangxi Zhuang, ragionando proprio sulle conseguenze delle azioni statunitensi verso la comunità internazionale. Ciò che maggiormente preme alle due nazioni è l’allentamento del potere sanzionatorio di Washington, criticato per l’unilateralità delle decisioni, in un quadro di generale fastidio verso quella che è definita “intromissione negli affari domestici”, dalla questione uigura, passando per Hong Kong e Taiwan per i cinesi a quella di Aleksej Navalny per i russi.

Ma ancor più recentemente, la scorsa settimana Xi Jinping e Vladimir Putin hanno partecipato alla cerimonia inaugurale del lancio della costruzione di quattro nuovi reattori in due centrali nucleari in Cina, con i due Paesi che si sono accordati per approfondire ulteriormente la cooperazione in questo ambito. Allo stesso tempo, Pechino e Mosca si sono impegnate a svolgere un ruolo superiore contro il cambiamento climatico: i reattori di Tianwan, a Jiangsu, e Xudapu, a Liaoning, porteranno, secondo i dati trasmessi dal comunicato, alla riduzione annuale di diossido di carbonio pari a 30.68 milioni di tonnellate.

A dimostrazione del reale interesse tra le due nazioni, significativi i commenti di Xi e Putin: il Presidente cinese ha affermato che “nonostante la pandemia e i grandi cambiamenti avvenuti negli ultimi 100 anni, Cina e Russia si sono fermamente supportate, cooperando in maniera stretta ed efficace”. Per la controparte russa, “si può dire che le relazioni tra Russia e Cina hanno raggiunto il più alto livello nella storia”.

“Rischio di lasciare il Medio Oriente a Cina e Russia”

Lo stato dell’arte vede, dunque, Pechino e Mosca avvicinarsi reciprocamente nella speranza di riuscire a contrastare le azioni politiche statunitensi che, al contempo, vedrebbero un graduale disimpegno di Washington dal Medio Oriente. Afghanistan, Siria e Iraq assistono ormai a un declino della presenza di forze militari a stelle e strisce, con l’impegno non solo dell’amministrazione Trump ma anche di quella Biden indirizzato prettamente in Asia. Ci sarà un vuoto mediorientale che rischia di far avanzare la presenza cinese e russa nell’area?

Su questo ha ragionato il Generale Frank McKenzie, a capo del Central Command statunitense. Il Centcom si occupa delle operazioni militari nel Medio Oriente allargato, con McKenzie che ha il compito di gestire l’intero apparato. Il Generale ha ricordato quanto il Medio Oriente sia “un’area di intensa competizione tra grandi potenze. Modificando i nostri interessi nella regione, Russia e Cina cercheranno di capire come colmare gli spazi che verranno lasciati”. Secondo il Marine, questa sensazione è percepita non solo da Pechino e Mosca ma anche dai Paesi dell’area, che dunque si chiedono su chi dovranno fare affidamento per la propria difesa.

La Russia e la Cina, ad esempio, potrebbero far fronte all’eventuale blocco sulla vendita di armi all’Arabia Saudita; Mosca, ha detto McKenzie, cerca di vendere i sistemi di difesa terra-aria, mentre Pechino vuole rafforzare la sua espansione economica con la finalità di creazione di basi militari. Il contesto è complicato e vede gli Stati Uniti ancora al centro degli interessi nella regione: Joe Biden ha però messo dei paletti al prosieguo della guerra in Yemen e al supporto verso i sauditi; allo stesso tempo, ha intrapreso la via del dialogo — seppur tra molteplici difficoltà — con l’Iran sul fronte JCPoA, scontentando sia Riad che Tel Aviv. Nel prossimo futuro si potrebbe assistere alla presenza decisiva di altri attori in un’area di storico appannaggio statunitense.

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