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Cina e Stati Uniti dialogano per la visita di Blinken a Pechino


L’incontro tra i funzionari statunitensi e cinesi è avvenuto a Langfang, nella Provincia dell’Hebei. In un clima disteso e costruttivo è stata affrontata anche la questione Taiwan

Matteo Meloni Matteo Meloni
Giornalista, è membro del comitato editoriale di eastwest. Si occupa di geopolitica di Medio Oriente e Nord Africa, Stati Uniti, rapporti tra Paesi Nato, di organizzazioni internazionali. Già Addetto Stampa al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha lavorato come Digital Communication Adviser alla Rappresentanza Italiana presso le Nazioni Unite a New York.

Il confronto tra Cina e Stati Uniti prosegue serrato, col dialogo e la ricerca di un comune terreno di discussione al centro dell’attenzione di entrambi i Governi. È questo l’esito degli incontri svolti nei giorni scorsi a Langfang, nella Provincia dell’Hebei, tra funzionari statunitensi e cinesi. Incontri importanti per tracciare la strada alla visita del Segretario di Stato Antony Blinken ad inizio 2023, la prima di un esponente dell’esecutivo a Washington in quattro anni. In Cina si sono recati Daniel Kritenbrink, diplomatico incaricato degli affari per l’Asia Orientale e Laura Rosenberger, Senior Director per la Cina del National Security Council, i quali sono stati accolti dal Vice Ministro degli Esteri Xie Feng.

Da quanto si apprende, l’incontro è stato franco ed approfondito, definito persino costruttivo dal Ministero degli Esteri cinese, utile per ricordare alla comunità internazionale la necessità del dialogo persino all’apice della tensione e nonostante i reciproci fastidi evidentemente in essere. Su tutti, Taiwan, motivo di pesante scontro verbale tra le due capitali che, in seguito al faccia a faccia dei giorni scorsi, “sarà gestito correttamente” da entrambe le parti.

Pochi mesi fa fece scalpore la visita a Taipei dell’allora speaker della camera Nancy Pelosi, che mandò su tutte le furie la nomenclatura cinese e portò sulle prime pagine dei giornali la questione Taiwan, spesso impropriamente paragonata all’Ucraina. Il viaggio dell’esponente democratica sull’isola, rimandato più volte, fu da alcuni analisti letto in ottica elezioni di metà mandato, ovvero come mossa puramente politica per mostrare i muscoli verso gli indecisi in vista del voto di novembre, che ha visto il partito di Joe Biden mantenere la maggioranza al Senato, perdendo però la Camera.

“Le due parti concordano sul rafforzamento delle interazioni ad ogni livello e sull’avanzamento della cooperazione nei campi più rilevanti”, ha affermato nel corso della quotidiana conferenza stampa Wang Wenbin, Portavoce del Ministero degli Esteri. Parole certamente diverse rispetto a pochi mesi fa, che lasciano intendere un desiderio di distensione e apertura dal fronte cinese. Anche gli statunitensi parlano di atteggiamento costruttivo, con il Portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price che ha ricordato come le delegazioni abbiano “esplorato potenziali strade per la cooperazione laddove gli interessi combaciano, come ad esempio la lotta al cambiamento climatico, la salute globale, la stabilità macroeconomica e la sicurezza alimentare”.

A novembre, nel corso del G20 di Bali, Xi Jinping e Joe Biden hanno avuto un importante faccia a faccia che ha permesso di chiarire, come espresso dalla stessa Casa Bianca, che  quella tra Cina e Stati Uniti è “una competizione che non deve scadere nel conflitto, da gestire responsabilmente mantenendo aperte le linee di comunicazione”. Un passo alla volta, si prova a ricucire dopo anni di forte tensione, nata dalle politiche di Donald Trump e proseguita col Presidente democratico. A Washington e Pechino si valutano rischi e opportunità che un confronto diretto tra le due grandi potenze causerebbe, optando in questa fase per il dialogo finalizzato alla cooperazione.

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