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Cina e Usa: a che punto è il rischio di una guerra in Corea del Nord dopo la morte di Otto Warmbier

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Nella serata di ieri è arrivata la notizia della morte dello studente arrestato e condannato in Corea del Nord a 15 anni e rilasciato agli Usa una settimana fa, in coma. Oggi Trump accusa Pyongyang, mentre domani è previsto un incontro tra Cina e Usa proprio sulla Corea del Nord. Ma secondo gli esperti la situazione sarebbe in un totale blocco, con Pechino disposta più a rischiare uno scontro commerciale con Washington che un conflitto in Asia.

Quattro elementi potrebbero smuovere o meno l’attuale situazione di stallo nelle trattative. Eventi interni, specie quelli legati al Russiagate di Trump, sembrano aver distolto inoltre l’attenzione di tutti dalla penisola coreana. Ma alcuni fatti avvenuti di recente potrebbero riportare la vicenda all’ordine del giorno, modificando l’attuale blocco diplomatico.

Usa Cina a Washington

Domani a Washington è previsto il primo incontro dell’«Us-China Diplomatic and Security Dialogue» voluto dai presidente Trump e Xi Jinping durante il loro incontro lo scorso aprile in Florida. Al meeting negli Usa parteciperanno il segretario di stato Usa Rex Tillerson, quello della difesa Jim Mattis; per Pechino il consigliere di stato e massima carica diplomatica Jiang Yechi e il generale dell’esercito cinese.

Si parlerà di cooperazione in generale, per tentare di smussare i tanti spigoli della relazione tra le due grandi potenze, ma un focus sarà sicuramente sulla Corea del Sud. La morte dello studente americano comporterà sicuramente un cambio di comportamento da parte di Washington che, da parte sua, vorrà capire a che punto stanno i rapporti tra Pechino e Pyongyang.

La morte di Otto Warmbier

Si tratta di un evento che, per quanto ancora poco chiaro nelle dinamiche che portato il ragazzo in coma durante la detenzione in Corea del Nord, potrebbe cambiare e non poco l’atteggiamento di Trump in tutta la vicenda. Otto Warmbier, infatti, è morto ieri sera, una settimana dopo essere stato rilasciato, in coma, da Pyongyang. La sua morte è stata resa nota dalla famiglia, secondo la quale Otto avrebbe «terminato il suo viaggio». Dopo i ringraziamenti all’ospedale di Cincinnati nell’Ohio, la famiglia ha accusato Pyongyang: «sfortunatamente il terribile trattamento di torture ricevuto da nostro figlio per mano dei nordcoreani ha fatto sì che non fosse possibile altro esito di quello triste avvenuto oggi». Secondo la Corea del Nord il ragazzo sarebbe entrato in coma a seguito di medicinali presi per curare una forma di botulismo contratto durante la detenzione.

Un regime brutale

Il presidente americano Donald Trump ha definito la Corea del nord un «regime brutale» dopo aver appreso la notizia della morte di Otto. Il padre del giovane aveva tenuto una conferenza stampa nei giorni scorsi accusando pubblicamente Pyongyang di averlo seviziato e di aver tenuto a lungo segrete le condizioni di salute del giovane. Le autorità americane non si sono pronunciate su queste accuse, ma i medici americani non hanno trovato alcuna prova di botulismo attivo, una malattia rara e grave causata da cibo contaminato o da ferite sporche. Hanno invece accertato una grossa perdita di tessuto cerebrale in tutte le regioni del cervello, compatibile con un arresto respiratorio che ha bloccato l’ossigeno. Nessun segno invece di fratture, dipendenti da percosse. La morte dello studente – naturalmente – rischia di alimentare la tensione tra i due paesi.

Moon Jae-in per una Corea denuclearizzata

Altro elemento interessante in tutta la vicenda è stata l’esternazione dei giorni scorsi del neo presidente sudcoreano Moon Jae-in che ha annunciato una «nuclear free era» per la Corea del Sud, nell’ennesima mossa tesa a diminuire la tensione e porgere di fatto la mano a Pyongyang per trattative serie sulla denuclearizzazione. Non a caso alle dichiarazioni di Moon non hanno fatto eco parole da Washington, mentre di sicuro sono state apprezzate a Pechino.

La posizione della Cina

E proprio la posizione di Pechino costituisce un altro elemento dirimente. Secondo Andrei Lankov, grande esperto di Corea del Nord, la Cina potrebbe aver ragionato e deciso di prendere ancora più tempo sulla questione nord coreana. In un articolo apparso sul Washington Post, dal titolo «The inconvenient truth about North Korea and China», Lankov esprime il potenziale ragionamento di Pechino: se aumenteranno le sanzioni contro la Corea del Nord e Pechino facesse mancare il proprio appoggio, il paese arriverebbe al collasso con conseguenze nefaste per Pechino: profughi nella Cina del Nord e una riunificazione territoriale sotto la guida di Seul.

Analogamente Pechino ha compreso che il deterrente nucleare è troppo rilevante per Kim per salvaguardare il proprio potere e dunque sarà difficile portarlo ad abbandonarlo. Per Pechino, dunque, sarebbe quasi meglio una guerra commerciale con gli Usa, dopo un eventuale fallimento delle trattative su Pyongyang, che non una guerra vera in Asia. Per questo, per ora, Pechino più che a risolvere la situazione sembra interessata solo a prendere tempo.

@simopieranni

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