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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Cina-Canada: guerra di spionaggio

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La Cina ha incriminato per spionaggio due cittadini canadesi già detenuti da più di anno e mezzo. Entrambi furono fermati poco dopo l’arresto di Meng Wanzhou di Huawei

Cina: incriminati per spionaggio due cittadini canadesi

Louis Huang chiede alla Cina di rilasciare i detenuti canadesi Michael Spavor e Michael Kovrig durante un’udienza di estradizione per il Chief Financial Officer di Huawei Technologies, Meng Wanzhou, presso la Corte suprema a Vancouver, British Columbia, Canada, 6 marzo 2019. REUTERS/Lindsey Wasson

Ieri le autorità cinesi hanno fatto sapere di aver formalmente incriminato per spionaggio due cittadini canadesi già detenuti da oltre un anno e mezzo. Michael Kovrig e Michael Spavor – rispettivamente un ex-diplomatico e un imprenditore con contatti in Corea del Nord – erano infatti stati arrestati il 10 dicembre 2018 in Cina con l’accusa di aver violato dei segreti di Stato; ora rischiano l’ergastolo. Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha ribadito anche ieri che le prove nei confronti dei due uomini sono “sufficienti”, anche se fino ad ora non sono mai state presentate.

I giornali e gli analisti hanno interpretato gli arresti di Kovrig e Spavor come una ritorsione di Pechino nei confronti del Canada, che il 1° dicembre 2018 aveva arrestato la direttrice finanziaria di Huawei (l’azienda cinese di smartphone e telecomunicazioni) Meng Wanzhou su richiesta degli Stati Uniti. Wanzhou – poi rilasciata su cauzione all’inizio del 2019 e relativamente libera di muoversi all’interno della città di Vancouver, dove vive con la madre – è accusata di aver realizzato delle transazioni finanziarie illegali per permettere a Huawei di eludere le sanzioni americane contro l’Iran.

Gli Stati Uniti hanno richiesto l’estradizione della donna. Una possibilità che si è fatta più concreta dopo la sentenza, il mese scorso, di una corte canadese, che in sostanza ha stabilito che l’atto di cui Meng è accusata da Washington costituisce reato anche in Canada.

Con l’arresto di Meng, Ottawa si è di fatto ritrovata al centro dello scontro geopolitico fra Washington e Pechino, che verte in buona parte proprio sul primato tecnologico. Impossibilitato a tener testa a una superpotenza, il Canada non ha nemmeno potuto fare affidamento sull’America, in teoria l’alleato più importante: c’è però molta distanza tra il Presidente Donald Trump e il Primo Ministro Justin Trudeau, e i loro rapporti personali non sono buoni.

Lasciata sola da Washington, Ottawa ha quindi subìto quella che di fatto è stata una campagna punitiva di Pechino. Oltre ad aver arrestato Kovrig e Spavor – in maniera “arbitraria”, secondo il Governo canadese –, detenendoli peraltro in condizioni molto dure, la Cina ha anche parzialmente bloccato le importazioni di alcuni prodotti agroalimentari canadesi, come il fondamentale olio di canola, adducendo a volte motivazioni sanitarie.

Soltanto mercoledì scorso Pechino ha lanciato un possibile avvertimento a Ottawa: il portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha detto che erano stati ritrovati degli insetti nocivi nel legname di importazione canadese. Giunto tre settimane dopo la sentenza contro Meng Wanzhou, l’annuncio potrebbe anticipare l’intenzione della Cina di colpire un altro settore importante per l’export del Canada.

Per il Canada, Kovrig e Spavor sono sostanzialmente tenuti in ostaggio da Pechino. Per la Cina, invece, l’arresto di Meng è un atto di persecuzione da parte degli Stati Uniti, che cercano di ostacolare l’ascesa tecnologica cinese. Al di là delle interpretazioni, di certo c’è che l’inasprimento del confronto con Ottawa conferma come la Cina abbia approfittato della pandemia da coronavirus – e delle crisi che ha creato in tutto il mondo – per aumentare la sua aggressività in politica estera: si pensi ad esempio a Hong Kong, a Taiwan e al Mar cinese meridionale.

@marcodellaguzzo

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