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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Cina-India: svolta lungo il confine nel Ladakh

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Cina e India sono giunti a un accordo definitivo per il ritiro delle truppe nel Ladakh, sbloccando gli accordi commerciali

Una vista generale di Leh, nella regione del Ladakh, 17 settembre 2020. REUTERS/Danish Siddiqui

Gli eserciti di Cina e India sono giunti a un accordo definitivo per il ritiro delle rispettive truppe dal Lago Pangong, nell’area del Ladakh. Ad annunciarlo una nota congiunta di Pechino e Nuova Delhi, che chiudono mesi di tensione sfociati in scontri che hanno provocato la morte di militari su entrambi i fronti.

L’ultima fiammata per la regione contesa viene spenta alla fine del decimo round di negoziati: “Le parti — si legge nel comunicato — apprendono positivamente il regolare disimpegno delle truppe in prima linea, un importante passo che crea basi solide per la risoluzioni delle altre questioni lungo la Line of Actual Control”.

Perché è importante la regione lungo la Line of Actual Control

Infatti, sono ben 3488 i chilometri di confine condivisi da Cina e India, ma il tratto chiamato Line of Actual Control non è mai stato definito da un trattato, rimanendo provvisorio fin dal 1962, anno della guerra sino-indiana. La questione è complessa e di carattere geopolitico, essendo quella del Ladakh una regione dalle grandi potenzialità commerciali e strategicamente valida dal punto di vista militare.

L’india ha costruito una strada che collega Darbuk a Daulat Beg Oldie, località dove l’esercito di Nuova Delhi ha realizzato la pista d’atterraggio più alta al mondo, permettendo ai militari una proiezione più agevole nella regione anche grazie al trasporto semplificato di personale e materiale vicino al confine conteso. In prospettiva, il percorso potrebbe raggiungere la Karakoram Highway, di interesse prettamente cinese perché collega la Repubblica Popolare al Pakistan, passando per lo Xinjiang e il Gilgit Baltistan.

Lo sblocco degli accordi commerciali

Finché un confine tra i due giganti asiatici non verrà delimitato, il rischio di nuove escalation è reale. Ciononostante, la fine delle ultime ostilità è bastato per riprendere la discussione su una serie di investimenti tra i due Paesi. In particolar modo, l’India ha sbloccato — per ora — 45 proposte cinesi, comprese quella della Great Wall Motor e della SAIC Motor Corp.

Great Wall Motor, produttrice di SUV e pickup, propone un investimento pari a 1 miliardo di dollari, parte di una strategia globale dell’azienda. Per quest’anno prevede l’avvio delle vendite in India, con un focus anche sull’ambito elettrico. SAIC, altra azienda di autovetture, ha iniziato a vendere i suoi veicoli nel Paese attraverso il marchio britannico MG Motor, investendo finora 400 milioni di dollari dei 650 complessivi.

In generale, l’India prevede di suddividere le 150 proposte totali d’investimenti provenienti da Pechino, suddividendole in tre categorie e basandole sugli eventuali rischi per la sicurezza nazionale.

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L'AUTORE

Matteo Meloni

Giornalista, si occupa di politica internazionale, comunicazione e giornalismo d’impresa. Collabora con eastwest e con il sito d’informazione Corriere dell’Economia.
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