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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Cina e Nuova Zelanda più vicini

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Cina e Nuova Zelanda rafforzano i legami commerciali, firmando un upgrade del trattato di libero scambio siglato nel 2008. Nel frattempo, a Davos si parla di multilateralismo

Il fondatore e Presidente esecutivo del World Economic Forum, Klaus Schwab, in videoconferenza con il Presidente francese Emmanuel Macron all’Elysee Palace a Parigi, Francia, 26 gennaio 2021. Francois Mori/Pool via REUTERS

Mentre il Presidente cinese Xi Jinping inviava il suo messaggio all’incontro virtuale del World Economic Forum di Davos, sottolineando il bisogno di coordinamento internazionale sul fronte Covid-19 e macroeconomico, il Ministro del Commercio di Pechino Wang Wentao firmava con la controparte della Nuova Zelanda Damien O’Connor un importante e robusto upgrade del trattato di libero scambio tra le due nazioni.

L’aggiornamento del patto già esistente, siglato nel 2008, segna un ulteriore avvicinamento economico di Wellington alla Repubblica popolare, Paese che per la Nuova Zelanda rappresenta “una delle più importanti relazioni. Sottoscrivere questo accordo porta a maggiori benefici per entrambe le nazioni e arriva grazie al già esistente Free Trade Agreement”, ha dichiarato O’Connor, aggiungendo che il patto durerà per i prossimi 10 anni.

Cosa prevede il nuovo Free Trade Agreement

I vantaggi previsti dal nuovo accordo portano a una semplificazione effettiva per il business neozelandese in Cina e, viceversa, aumenta le quote dei visti emessi dalla Nuova Zelanda per i cittadini cinesi. Nello specifico, si riduce la burocrazia per i beni dell’isola esportati verso il Paese asiatico e vengono posti in essere contratti particolareggiati e dedicati nei porti cinesi per gli affari neozelandesi.

Il 99% dei prodotti in legno e carta neozelandesi sarà esente da tariffe doganali, per un mercato valutato 2.15 miliardi di dollari. Del tutto liberi da dazi i prodotti lattiero-caseari. “Tutto ciò offre ai produttori della Nuova Zelanda il miglior accesso al mercato cinese”, ha spiegato il Ministro per il Commercio di Wellington. Previsto dal patto il rafforzamento e l’implementazione dei protocolli sulla difesa del clima.

Sul fronte cinese, sarà più semplice ottenere i permessi per i cittadini interessati a insegnare in Nuova Zelanda, così come per le guide turistiche della Cina nel Paese guidato dalla Prima Ministra Jacinda Ardern. A oggi, il giro d’affari tra Nuova Zelanda e Cina è pari a 32 miliardi di dollari: Pechino è il primo partner commerciale di Wellington. Col nuovo accordo, si aprono al mercato settori precedentemente esclusi, come quello finanziario, dell’educazione e aeronautico. Non solo: regolati anche il campo dell’e-commerce e degli appalti pubblici. La Nuova Zelanda si impegna al trattamento degli investimenti cinesi nel Paese alla pari di quelli delle nazioni appartenenti all’accordo Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership, Cptpp.

Xi: “Abbandonare il pregiudizio ideologico”

Quello con la Nuova Zelanda è solo l’ultimo degli accordi commerciali sottoscritti da Pechino, che sta utilizzando le sue forze diplomatiche per un rinnovato spirito multilaterale (seppur con connotazioni diverse rispetto all’idea europea, come più volte sottolineato da Bruxelles).

L’intervento di ampio respiro del Presidente cinese al World Economic Forum segue questa strategia, riproponendo numerosi concetti già espressi negli ultimi anni in occasione del serrato confronto con gli Stati Uniti di Donald Trump. Dall’invito all’abbandono dei pregiudizi ideologici quando si affrontano questioni di carattere internazionale al coordinamento delle politiche macroeconomiche, Xi Jinping parla di “impegno all’apertura e all’incisività piuttosto che alla chiusura e all’esclusione”, sia in termini economici che sociali.

“Multilateralismo significa indirizzare gli affari internazionali attraverso la consultazione, per decidere insieme il futuro del mondo. Creare piccoli circoli o iniziare una nuova Guerra Fredda — ha affermato il Presidente cinese — per rifiutare, minacciare o intimidire gli altri, porterà il mondo a ulteriori divisioni e persino allo scontro”.

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L'AUTORE

Matteo Meloni

Giornalista, si occupa di politica internazionale, comunicazione e giornalismo d’impresa. Collabora con eastwest e con il sito d’informazione Corriere dell’Economia.
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