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Cina, tre anni di condanna per l’avvocato dissidente

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Ci si potevano aspettare 8 anni di condanna, invece l’avvocato democratico cinese Pu Zhiqiang è stato condannato a tre anni di prigione con una sentenza «sospesa». Potrebbe uscire presto di carcere, per scontare il resto della pena ai domiciliari, dopo aver già trascorso dietro le sbarre 19 mesi. Per lui l’accusa era quella di aver pubblicato sette post su Weibo, il Twitter cinese, incitando all’odio interetnico. In realtà i suoi post erano di critica nei confronti delle autorità di Pechino, specie riguardo la politica repressiva attuata dal governo nella regione dello Xinjang.

Pu Zhiqiang , 50 anni, sopravvissuto nel 1989 al massacro di piazza Tiananmen (ma è stato originariamente detenuto 18 mesi fa dopo aver frequentato un memoriale privato alle vittime del massacro) è solo l’ ultimo di una lunga serie di critici del governo pechinese a finire nell’ondata repressiva del dissenso messa in piedi da circa tre anni, quando è salito al potere il segretario del Partito Comunista e presidente della Repubblica Xi Jinping.

La sentenza sospesa significa che il condannato è in una sorta di libertà vigilata e che può essere riportato in prigione in qualsiasi momento per scontare la condanna.

«L’ unica sentenza accettabile dal punto di vista di un vero stato di diritto è che Pu sia rilasciato immediatamente e assolto pienamente, dato che non ha violato alcuna legge», ha commentato Sophie Richardson, direttrice di Human Rights Watch per la Cina.

Pu Zhiqiang dopo il primo arresto del 2014, è stato poi accusato e giudicato colpevole di «aver creato problemi e sollevato polemiche» e di «incitamento all’odio interetnico».

Il verdetto è abbastanza deludente”, ha aggiunto Qiao Mu, un amico di Pu, al Financial Times. “Non potrà lavorare come avvocato dopo questo. La sentenza serve anche come un avvertimento, ricordando alla gente che possono essere incarcerati per le loro parole e i loro commenti”.

Cosa significa questa condanna? Che Xi Jinping prosegue nella sua personale lotta contro ogni forma di dissenso. In nome dello «stato di diritto» nessuno può permettersi critiche all’operato della leadership. Ma Xi Jinping, novello imperatore, sa anche usare la clemenza.

Perché se è legittima la delusione degli amici di Pu, non si può non notare come il rischio di otto anni, sia stato di fatto evitato attraverso una sorta di «grazia» che lascia Pu in una posizione svantaggiata, ma gli permette di scontare la pena ai domiciliari.

Contano molto – in questi casi – il messaggio e l’esempio.

Amnesty International ha condannato il verdetto definendolo “ingiusto”.

Questo verdetto di colpevolezza incatena efficacemente uno dei più valorosi paladini dei diritti umani dalla pratica del diritto cinese”, ha detto William Nee, un ricercatore di Amnesty al Ft. “Nonostante si sia indagato su Pu per così tanto tempo, le uniche ‘prove’ che le autorità hanno messo insieme contro di lui sono sette messaggi sui social media”.

Le autorità volevano salvare la faccia, ma hanno anche dovuto fare delle concessioni all’opinione pubblica internazionale e nazionale”, ha aggiunto Zhang Lifan, uno storico con sede a Pechino. “Questo verdetto non riflette realmente lo Stato di diritto in Cina”.

 

 

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