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ITALIA CHIAMA EUROPA

Blinken a Bruxelles: Cina e Russia in agenda

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La visita del segretario di Stato Usa ruota intorno al vertice Nato, dove si parlerà inevitabilmente di Cina, Russia, sicurezza energetica e lotta al terrorismo

Cina-Usa

Il segretario di Stato americano Antony Blinken parla durante una conferenza stampa, prima di un vertice Nato a Bruxelles, Belgio, 23 marzo 2021. Virginia Mayo/Pool via REUTERS

Il segretario di stato degli Stati Uniti Antony Blinken è arrivato ieri a Bruxelles e si tratterrà fino a giovedì 25 per riunirsi con i rappresentanti dei membri della Nato, con i funzionari dell’Unione europea e con quelli del Governo belga.

Da Washington il viaggio è stato presentato come una conferma dell’“impegno” dell’amministrazione di Joe Biden nei confronti degli alleati tradizionali, nel tentativo di riparare le crepe nei rapporti aperte dall’ex Presidente Donald Trump con la sua dottrina America First. Negli incontri con i partner europei – si legge allora nel comunicato – Blinken affronterà i temi della “nostra agenda condivisa”.

Il vertice Nato

La visita in Europa del segretario ruota intorno al vertice dei Ministri degli Esteri dei Paesi che fanno parte della Nato, l’alleanza militare transatlantica, che si tiene ogni anno in primavera. Oltre ad attaccarne gran parte dei membri per non contribuire adeguatamente alle spese per la difesa, Trump aveva definito la stessa organizzazione “obsoleta”.

La riunione di oggi e domani servirà per discutere le proposte per la revisione strategica della Nato al 2030, così da adattarla al nuovo contesto della sicurezza. Un contesto che l’ascesa della Cina ha “davvero cambiato”, come aveva dichiarato qualche mese fa il segretario generale Jens Stoltenberg, che però non definisce Pechino un nemico.

Al vertice si parlerà inevitabilmente di Cina, ma anche di Russia, di sicurezza cyber ed energetica, di contrasto al terrorismo. E quindi di Afghanistan. A febbraio Stoltenberg aveva detto che la Nato non ha ancora preso una decisione sul futuro della propria presenza militare nel Paese, visti gli alti livelli di violenza nonostante i negoziati tra il Governo e i Talebani. Gli Stati Uniti hanno appena 2500 truppe in Afghanistan: Trump aveva fretta di ordinarne il ritiro completo, mentre l’amministrazione Biden – il segretario alla Difesa Lloyd Austin è stato a Kabul, domenica – sta valutando il da farsi.

Cosa fare della Cina

Il riallaccio delle relazioni con l’Europa è fondamentale per l’America, nell’ottica di costruire con gli alleati un fronte unito contro la Cina. Un obiettivo più facile da realizzare nell’Indo-Pacifico, preoccupato per la crescita di Pechino per ovvi motivi geografici (ma guai a parlare di alleanza anticinese o di “Nato asiatica”). Molto più complicato per Washington sarà ottenere la stessa collaborazione dall’Unione europea, che pur avendo le sue riserve nei confronti della Cina non vuole aderire pienamente alla linea statunitense, ricercando piuttosto una propria “autonomia strategica”.

La maggiore assertività della Cina di questi ultimi anni, sia all’esterno che al suo interno, ha però spinto diversi Paesi europei a rivedere le loro posizioni su Pechino. Ieri l’Unione europea ha approvato delle sanzioni contro alcuni funzionari cinesi per le violazioni dei diritti umani della minoranza uigura nella regione dello Xinjiang. Si tratta di sanzioni perlopiù simboliche, ma sono le prime dal 1989, l’anno della strage di piazza Tienanmen. La Cina ha risposto, condannando l’ingerenza nei suoi affari interni e imponendo sanzioni a sua volta.

Gli Stati Uniti insisteranno particolarmente sugli abusi dei diritti e delle libertà fondamentali commessi dalla Cina per convincere l’Europa a prendere le distanze da Pechino. È una tattica simile a quella applicata verso la Russia dell’“assassino” Vladimir Putin.

Antony Blinken si riunirà con la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e con l’Alto rappresentante per gli Affari esteri Josep Borrell. Parleranno di ripresa economica, di azione climatica e di “rafforzamento della democrazia”: è scontato che il segretario si concentrerà sulla sfida posta dall’emersione del modello autoritario cinese.

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L'AUTORE

Marco Dell'Aguzzo

Giornalista, scrive per eastwest, Il Sole 24 Ore e Aspenia. Si occupa di Messico e Nord America.
GUALA