Cina: Xi consacrato nuovo timoniere, alla stessa altezza di Mao Zedong


Il sesto plenum ha spazzato via i dubbi residui: il Partito comunista cinese è con Xi Jinping. Non è dall’interno che si prevedono problemi per il Presidente

Lorenzo Lamperti Lorenzo Lamperti
Direttore editoriale di China Files e coordinatore editoriale di Associazione Italia-ASEAN. Scrive di Cina e Asia per diverse testate tra cui Affaritaliani (di cui ha gestito la sezione esteri), Eastwest, il Manifesto e ISPI.

Il sesto plenum ha spazzato via i dubbi residui: il Partito comunista cinese è con Xi Jinping. Non è dall’interno che si prevedono problemi per il Presidente

Timoniere. Xi Jinping è stato definito così da uno dei funzionari presenti nella conferenza stampa di chiusura del sesto plenum del 19esimo Comitato centrale del Partito comunista cinese. Una terminologia di certo non neutra, nella Repubblica popolare, e che fotografa meglio di tante altre parole l’elevazione dello status concessa al Presidente cinese. La terza risoluzione sulla storia ha definitivamente messo Xi al livello di Mao Zedong e Deng Xiaoping. Anzi, sembra tracciare una sottile (ma neanche troppo) linea rossa che unisce il “grande timoniere” della rivoluzione e il “nuovo timoniere” del ringiovanimento nazionale. Il “piccolo timoniere” tra i due non viene ridimensionato, ma è costretto a condividere la stessa era, quella dell’apertura economica e della modernizzazione, con Jiang Zemin e Hu Jintao. Mao occupa invece da solo due ere, quella della rivoluzione e quella della costruzione.

Mentre Xi è alla guida della nuova era del rafforzamento e dell’ambizione. L’attuale Presidente viene presentato, in ottemperanza a quello che gli è sempre accaduto durante la sua carriera politica sin dai tempi degli incarichi provinciali, come un uomo che risolve problemi. Corruzione e inefficienza da sempre, ma il comunicato finale dell’evento a porte chiuse durato quattro giorni gli mette anche sul petto la medaglia della soluzione della crisi di Hong Kong. Nell’ex colonia britannica è tornato l’ordine dopo il caos, gli riconosce il testo. Ora manca il tassello Taiwan, sul quale comunque il Partito è riuscito a mantenere “mantenere l’iniziativa e la capacità di guidare le relazioni tra le due sponde dello stretto”.

Il sesto plenum ha spazzato via i dubbi residui: il Partito è con Xi. Non è dal suo interno, come ha scritto Simone Pieranni, che il Presidente potrebbe avere problemi. Il sesto plenum e la risoluzione sulla storia sono stati il preambolo al suo terzo mandato, che con ogni probabilità sarà ufficializzato durante il ventesimo congresso che si terrà nella seconda metà del 2022. Xi è al centro del Partito, dunque al centro dello Stato, dunque al centro della Cina. La centralità del Partito è l’unica garanzia di stabilità, progresso, rafforzamento e ambizioni. Per non tornare più a un passato “recente” (per i parametri della civiltà millenaria cinese) di umiliazioni. Per guidare la nave in tempi dei quali si riconoscono le sfide e i cambiamenti “senza precedenti” serve una mano sicura e forte. Ecco perché Xi non può mollare quel timone, ma anzi lo afferra con una presa ancora più stretta.

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