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Colf e badanti, l’Europarlamento chiede il riconoscimento professionale

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Badanti, baby-sitter, donne delle pulizie. Sono i lavoratori invisibili, spesso migranti e donne, per loro i parlamentari europei chiedono il riconoscimento di uno status professionale.“Il riconoscimento della professione dovrebbe scoraggiare il traffico di esseri umani e lo sfruttamento”, hanno ribadito gli europarlamentari in una risoluzione non vincolante votata la settimana scorsa dal Parlamento Europeo a Bruxelles.

Viene in mente il film “Bread and Roses” di Ken Loach, le donne che lavoravano per ditte di pulizie, sfruttate, senza diritti e spesso migranti messicane, senza regole e senza poter far valere i propri diritti. Invisibili, così come finora lo sono i collaboratori domestici in gran parte. E i tanti migranti.

Collaboratori domestici, la risoluzione del Parlamento Ue

Nel mondo ci sono 52,6 milioni di collaboratori domestici, secondo i dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), 42,6 milioni sono donne. In Europa i lavoratori domestici sono almeno 2.6 milioni, il 27% lavora in Italia. È difficile però avere un numero esatto: non tutti i collaboratori domestici hanno un contratto regolarmente registrato, sono spesso senza benefit di sicurezza sociale e senza assistenza sanitaria.

Eppure “I lavoratori domestici e i badanti ci permettono di seguire la nostra carriera e approfittare della nostra vita sociale. A loro affidiamo le nostre case, i nostri figli, i nostri genitori. Ma restano invisibili, non dichiarati, vittime di insicurezza e di esclusione sociale. Inoltre, la maggior parte sono donne, che lavorano per tante ore, senza giorni di riposo, senza copertura medica o piani pensionistici”, ha dichiarato la relatrice Kostadinka Kuneva (GUE/NGL, EL).

 La risoluzione votata dal Parlamento Ue chiede un riconoscimento professionale per questi lavoratori: devono essere rappresentati nelle legislazioni nazionali in materia di lavoro, sanità, assistenza sociale e leggi anti-discriminazione. Deve essere riconosciuto loro il diritto di iscriversi a  organizzazioni sindacali.

I paesi Ue, sostengono i deputati europei, dovrebbero garantire un accesso più ampio a cure di qualità a costi accessibili, ad esempio per i bambini e per gli anziani, così da scoraggiare l’assunzione illegale di badanti ma anche fornire possibilità di carriera per questo tipo di lavoratori domestici in servizi di assistenza sociale. La risoluzione votata chiede: la “professionalizzazione” del lavoro domestico per trasformare la precarietà e il lavoro femminile sommerso in un lavoro riconosciuto, che consentirebbe ai lavoratori domestici e alle badanti di ottenere diritti sociali. Gli europarlamentari invitano la Commissione a proporre “una normativa per il riconoscimento dello status di assistenti non professionisti, che offra loro la retribuzione e la protezione sociale durante il periodo in cui sono occupati”. Il sistema di voucher di servizio in Belgio e l’assegno di occupazione per servizi universali (CESU) in Francia, secondo gli eurodeputati, sono da considerare come modelli di successo che hanno generato un impatto positivo sulle condizioni sociali e lavorative nel settore. I parlamentari europei chiedono agli Stati membri di considerare incentivi per incoraggiare l’assunzione regolare dei lavoratori domestici.

Le condizioni dei lavoratori domestici immigrati

Le donne, lavoratrici domestiche immigrate difficilmente riescono a conciliare la vita lavorativa con la propria vita familiare: si prendono cura dei bambini dei datori di lavoro e spesso si trovano nel paradosso di dover crescere i figli degli altri rispedendo indietro nel paese di origine o lasciandoli lì fin dall’inizio i propri figli. Provvedendo al loro mantenimento a distanza, per quanto possibile. In generale su cinque lavoratori domestici almeno due non hanno diritto ad un salario minimino e oltre un terzo alla maternità, secondo dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO). Periodi di malattia, incidenti o una gravidanza possono portare alla perdita del lavoro per il lavoratore migrante, riporta uno studio dell’Agenzia Ue per i diritti fondamentali (FRA).

In Italia nel 2014 i collaboratori domestici erano per il 46% di un’altra nazionalità europea, per il 31% provenienti da paesi terzi, (dati Inps).

Secondo dati Eurostat in Europa la percentuale della popolazione con 80 anni di età triplicherà nel 2060 e si avrà un gran bisogno di collaboratori domestici per assistenza agli anziani, si dovrà ricorrere quindi a quanti arrivano  con i flussi migratori.

@IreneGiuntella

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