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Come cambia il commercio internazionale


L’accordo TTIP con gli Usa rappresenta per la Ue la grande occasione di governare la globalizzazione. Necessario raggiungere al più presto un’intesa.

L’accordo TTIP con gli Usa rappresenta per la Ue la grande occasione di governare la globalizzazione. Necessario raggiungere al più presto un’intesa.

Dal dopoguerra gli scambi internazionali si sono ampliati e la prosperità si è diffusa, grazie all’accordo GATT del 1947 e poi alla nascita dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), che ha stabilito nel 1995 le norme commerciali oggi in vigore. Da allora le negoziazioni sono divenute molto più complicate, anche perché il numero di membri dell’organizzazione è aumentato fino a raggiungere gli attuali 160 paesi. Se i primi round furono decisi in pochi mesi, per la creazione del WTO occorsero oltre 7 anni.

A partire dal 2003 (dalla V Ministeriale WTO di Cancún) i paesi emergenti hanno posto il problema del loro ruolo nelle decisioni, bloccando il negoziato della Doha Development Agenda (DDA).

Dieci anni di stallo hanno dato impulso alle negoziazioni di accordi bilaterali e regionali in tutto il mondo. Questa proliferazione è stata vista, in particolare in Europa, come tendenza dei player commerciali più forti a costruirsi un proprio sistema di alleanze, opposto a quello del WTO.

 In realtà tali accordi possono facilitare la liberalizzazione degli scambi, obbligando chi è escluso a muoversi verso un’apertura. I progressi raggiunti a Bali nel 2013 alla IX Ministeriale – l’approvazione di una parte della DDA, soprattutto dell’Accordo sulla facilitazione degli scambi (TFA) che semplifica le procedure doganali – sono in gran parte dovuti proprio agli accordi e ai negoziati in corso tra i paesi del G7. I paesi industrializzati hanno intavolato negli ultimi anni varie trattative con l’ambizione di stipulare tra loro accordi bilaterali avanzati e ambiziosi: il Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA) tra Europa e Canada; l’accordo di libero scambio Ue-Giappone; il partenariato transpacifico; e infine il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP), che integrerà circa metà del Pil mondiale (con un terzo dei flussi commerciali) e svolgerà una funzione fondamentale di standard setting.

Questi negoziati – soprattutto quello con gli Usa – sono stati determinanti per arrivare all’approvazione del pacchetto di Bali, e per il completamento tecnico dell’accordo TFA a fine novembre 2014. L’esistenza del negoziato TTIP ha spinto in primo luogo la Cina a collaborare per cercare di terminare la trattativa DDA. Un accordo Ue con gli Usa potrà quindi far sì che il processo di graduale apertura degli scambi – specie nei paesi BRICS, i cui mercati sono ancora molto protetti – non si arresti. Il TTIP è pertanto la chiave di volta del nuovo sistema di relazioni commerciali internazionali che sta per nascere. Assisteremo alla formazione di una “governance della globalizzazione” articolata su tre livelli: i grandi accordi – come il TTIP – rappresenteranno l’avanguardia in termini di rimozione delle barriere commerciali, tariffarie e non. Gli accordi plurilaterali settoriali, come quelli in corso su servizi (TISA), beni ambientali (green goods) e dell’Information Technology (ITA), rappresenteranno il secondo livello di liberalizzazione. Infine il Doha round, al completamento delle trattative, darà vantaggi commerciali, in misura minore, a tutti i paesi WTO, inclusi quelli ancora non pronti per procedere alle aperture richieste dai primi due tipi di percorso negoziale. I progressi compiuti bilateralmente – e a livello plurilaterale – accelereranno quelli della DDA.

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