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La “diplomazia parallela” dell’industria petrolifera

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Le compagnie petrolifere hanno un grande peso nei rapporti internazionali e sono spesso uno strumento della politica estera nella guerra delle risorse

Una nave posatubi della compagnia energetica russa Gazprom ormeggiata nel porto di Mukran in Germania. REUTERS/Axel Schmidt

Le compagnie petrolifere internazionali ricoprono un ruolo essenziale nel mondo delle relazioni internazionali e dell’energia. Nella storia dell’industria petrolifera hanno permesso agli Stati di raggiungere i loro obiettivi energetici e hanno giocato – e tuttora giocano – un ruolo decisivo nella relazione tra Paesi produttori/esportatori e Paesi consumatori/importatori. Le grandi compagnie petrolifere – tradizionalmente occidentali – hanno rappresentato un’estensione degli interessi nazionali, soprattutto fino al 1973.

Il flusso di petrolio tra Usa e Medio Oriente

Basti pensare al ruolo delle compagnie americane in Medio Oriente. Grazie alla loro importante presenza nella regione, le compagnie sono state un utile strumento della politica americana nell’area. Infatti il petrolio è stato un elemento determinante nel formare e consolidare le relazioni tra gli Stati Uniti e i Paesi arabi nel secondo dopoguerra. Fino alla Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti non avevano mostrato un grande interesse per il petrolio mediorientale, vista la produzione domestica americana. Le compagnie americane presenti nella regione erano motivate meramente da interessi commerciali. Con lo scoppio della guerra, il valore strategico del petrolio accresce sensibilmente. Diventa una risorsa essenziale per il funzionamento dell’intera macchina bellica. Inoltre sarà ancor più decisivo nel dopoguerra per riconvertire le economie e farle ripartire. Per tale motivo, l’interesse americano per il petrolio mediorientale aumenta in maniera significativa.

A confermarne il valore strategico è l’accordo tra il Presidente americano Roosevelt e il re saudita Abdul Aziz Ibn Saud sulla USS Quincy il giorno di San Valentino del 1945. Tale accordo istituisce la pluridecennale relazione tra Washington e Riad, riconoscendo gli Stati Uniti come i garanti della sicurezza del regno saudita in cambio di un regolare e costante flusso di petrolio. Con questo accordo, inoltre, si va a definire l’ordine regionale che resisterà fino ai giorni attuali (nonostante le difficoltà odierne).

In questo contesto, il petrolio mediorientale diventa un elemento portante della politica estera americana nella regione e le compagnie petrolifere ricoprirono un ruolo decisivo nell’attuazione della politica estera americana con gli Stati arabi fino al 1973. Perciò le compagnie petrolifere sono spesso considerate come un ulteriore strumento della politica estera nazionale; da qui l’utilizzo del termine “diplomazia parallela” per definire la loro attività all’estero. Il concetto di “diplomazia parallela” è maggiormente applicabile a quelle compagnie petrolifere che sono sotto il controllo diretto o parziale dello Stato.

Il caso dell’Eni

L’Eni di Enrico Mattei è un esempio di come le attività all’estero delle compagnie petrolifere possano essere considerate emanazioni della politica estera e diplomatica nazionale. L’incredibile attivismo in campo internazionale da parte di Mattei e l’Eni – negli anni del secondo dopoguerra – ha permesso all’Italia di istaurare rapporti privilegiati con gli Stati mediterranei che stavano vivendo la fine del colonialismo, rimanendo all’interno dell’Alleanza Atlantica ma garantendo all’azienda e al Paese una certa libertà di manovra. Negli anni ’50 e ’60, Mattei instaurò una fitta rete di rapporti con alcuni dei più importanti Paesi produttori, che portarono alla firma di accordi decisivi per la fornitura delle risorse energetiche che l’Italia e la sua economia emergente tanto necessitavano. La presenza dell’Eni in diversi teatri chiave per l’Italia costituisce tuttora un valore aggiunto per la politica estera italiana e spesso è considerata alla stregua della diplomazia ufficiale.

Il caso dell’Eni permette di fare un’ulteriore valutazione sul ruolo delle compagnie petrolifere all’interno della politica estera nazionale e sul loro rapporto con la politica. Innanzitutto, una compagnia petrolifera persegue obiettivi commerciali e di mercato con diversa intensità. La differenza di intensità è data dal grado di controllo che lo Stato ha sulla compagnia petrolifera; dunque, è necessario fare una distinzione tra compagnie petrolifere internazionali private e statali (o parzialmente statali). Quelle private sono mosse principalmente da logiche di mercato e commerciali, che inducono a far preferire la logica del coinvolgimento rispetto a quella del non coinvolgimento. Quelle statali (o parzialmente statali) uniscono considerazioni commerciali a considerazioni politiche. Infatti, le compagnie statali supportano anche le priorità politiche e diplomatiche dei loro Governi tramite le loro attività.

Il caso di Gazprom e Rosneft

Emblematico è l’esempio di come operano le compagnie statali russe di gas e petrolio, Gazprom e Rosneft. La loro attività internazionale è motivata non solo da considerazioni e calcoli commerciali, ma rappresenta anche un’estensione della politica estera nazionale. Numerosi studi e ricerche mostrano come l’energia e le compagnie petrolifere russe siano usate spesso come strumento della politica estera di Mosca. Per esempio, numerosi investimenti e accordi di fornitura di petrolio e gas sono frutto della necessità di consolidare la presenza politica russa in una determinata area, piuttosto che guidate da motivi meramente commerciali e da prospettive di sviluppo energetico. Alcuni esempi sono senz’altro la presenza energetica russa in Siria e in parte in Iraq, oppure i rapporti energetici tra Mosca e le vecchie repubbliche sovietiche. Tali esempi mostrano la netta differenza tra gli interessi delle compagnie private (quali ExxonMobil o BP) e delle compagnie nazionali (quali Gazprom, Rosneft, Aramco o CNPC). È importante sottolineare come dal 1973 le compagnie nazionali hanno iniziato a soppiantare le ‘Sette Sorelle’ come grandi attori nel panorama energetico. Infatti, tali compagnie dominano attualmente il mercato petrolifero, producendo circa il 55% della produzione totale mondiale.

Visto il valore strategico dell’energia e il grande peso che le società energetiche hanno all’interno dei rapporti internazionali, è utile chiedersi se la politica estera di uno Stato possa essere considerata subordinata rispetto agli interessi delle compagnie petrolifere, anche per quanto riguarda decisioni quali la guerra, o viceversa.

Il controllo politico

Per quanto riguarda le compagnie statali, il controllo politico è dominante sulle decisioni delle compagnie. Esse perseguono, come detto, obiettivi politici e diplomatici oltre a quelli commerciali, diventando uno strumento utile per estendere e raggiungere gli obiettivi di politica estera. Le compagnie private invece godono di una maggiore indipendenza dal potere politico, essendo guidate dal mercato. Tuttavia, anch’esse devono sottostare agli interessi politici e rinunciare ai propri interessi commerciali in alcuni contesti. È il caso, ad esempio, delle sanzioni economiche internazionali contro la Russia, che hanno impedito a compagnie americane e occidentali di operare in Russia nonostante numerosi e importanti accordi. Oppure il caso della crescente guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, che ha ostacolato la naturale relazione energetica tra la Cina, affamata di energia, e gli Stati Uniti, produttori ed esportatori di petrolio e gas. Infine, le recenti decisioni politiche di decarbonizazzione modificano inevitabilmente anche le scelte internazionali delle compagnie petrolifere.

In ogni caso, è utile sottolineare come sia necessario che lo Stato abbia chiari i propri obiettivi e interessi internazionali, per non rischiare di appoggiarsi eccessivamente alle compagnie energetiche e appaltare esclusivamente alle compagnie l’agenda della politica estera e la sua attuazione. Avendo chiaro ciò, lo Stato può delineare al meglio i propri interessi politici, in modo tale da poter salvaguardare o sacrificare determinati interessi commerciali.

Le “resource wars

Per concludere, storicamente le risorse energetiche – e gli interessi energetici – sono spesso considerate uno dei motivi principali di conflitto e scontro tra gli Stati (le cosiddette resource wars).  Alcuni affermano che tali guerre siano sponsorizzate e suggerite dalle compagnie petrolifere al fine di proteggere i propri interessi. Tale affermazione sembra esagerata e limitata nell’analisi. È infatti riduttivo ritenere che gli interessi di un singolo settore possano dominare il processo di decisione riguardo ad una guerra.

Una conferma a tale considerazione si evince dal fatto che gli Stati occidentali non sono intervenuti militarmente quando gli interessi delle loro compagnie petrolifere hanno iniziato a essere in discussione in quel processo iniziato nel 1969 in Libia da Gheddafi e concluso dopo la crisi petrolifera del 1973. Infatti tale processo non metteva in discussione gli interessi politici e strategici americani nella regione, bensì riduceva soltanto alcuni vantaggi commerciali di cui le compagnie petrolifere avevano goduto fino a quel momento.

Questo articolo è pubblicato anche sul numero di settembre/ottobre di eastwest.

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@PierRaimondi

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