Libia: ma la Francia scommette ancora su Haftar?


Divergono le posizioni di Francia e Italia alla Conferenza internazionale sulla Libia: Macron punta alle elezioni anche in una situazione divisiva, Draghi spinge per dare spazio a tutte le voci politiche che si candidano

Gerardo Pelosi Gerardo Pelosi
Inviato de Il sole 24 ore dal 1990.

Divergono le posizioni di Francia e Italia alla Conferenza internazionale sulla Libia: Macron punta alle elezioni anche in una situazione divisiva, Draghi spinge per dare spazio a tutte le voci politiche che si candidano

PARIGI – Sono passati dieci anni dall’intervento della Nato promosso dalla Francia di Sarkozy contro Gheddafi. E ora la Francia di Macron, dopo avere a lungo flirtato con la Cirenaica di Haftar contro il Governo riconosciuto dalla comunità internazionale di Tripoli (salvato dalle forze militari turche) prima a guida Serraj e ora Dbeibah, si offre come mediatore di un difficile, forse impossibile, processo di pacificazione nel Paese che dovrebbe portare in sole cinque settimane a un voto “simultaneo” presidenziale e politico per il 24 dicembre.

Una scommessa quasi impossibile ma Macron sembra crederci, anche se c’è molto di non detto fuori dalla sala della Conferenza internazionale sulla Libia. Non si dice, ad esempio, che alla Francia non dispiacerebbe affatto (come all’Egitto) l’idea del Presidente del Parlamento di Tobruk Aquila Saleh di un voto disgiunto il 24 dicembre solo per le presidenziali e poi in febbraio quello politico insieme al secondo turno delle presidenziali. L’Italia, invece, è per una simultaneità ma dopo avere avviato un processo inclusivo di tutte le forze politiche rappresentative. Insomma, Macron non lo dice ma l’idea che a candidarsi possa essere alla fine anche Haftar non sembra dispiacergli poi troppo. Un modo per riportare a galla e sostenere ancora il leader sconfitto della Cirenaica.

L’Italia vuole creare le condizioni perché siano i libici a decidere e non più altri Paesi per mire geopolitiche le più diverse. È in quest’ottica che il nostro Paese si è speso per la presenza alla conferenza di Parigi anche dei rappresentanti di Tripoli. Presenza inizialmente non prevista. In occasione delle riunioni preparatorie della Conferenza, la delegazione libica ha fatto presente che la co-presidenza di Tripoli al pari di Francia, Italia, Germania e Onu avrebbe costituito una precondizione per la partecipazione all’esercizio. La richiesta libica (sulla quale francesi e tedeschi erano inizialmente esitanti) è stata poi accolta da tutti i co-Presidenti che hanno auspicato modalità di partecipazione pienamente rappresentative, dunque comprensive di tutte le istanze dell’autorità esecutiva transitoria unificata (Consiglio Presidenziale e Governo di Unità Nazionale). La Conferenza ha visto così la partecipazione sia del Primo Ministro Dbeibah che quella del Presidente del Consiglio presidenziale al-Menfi.

Non si può certo dire che tra Italia e Francia tutti i problemi siano superati. La Francia punta alle elezioni anche in un quadro divisivo come elemento per avviare un processo di stabilità. L’Italia, più realisticamente, chiede un lavoro inclusivo come premessa per dare spazio e voce a tutte le forze politiche che si candidano a guidare il Paese. Eppure Macron, con a fianco Mario Draghi e Angela Merkel, ha enfatizzato l’azione europea “perfettamente allineata” e “coordinata” sulla Libia. Le prossime cinque settimane, ha detto il Presidente francese, saranno “determinanti” per attuare ciò che è stato concordato a Parigi in materia di elezioni e di ritiro delle forze straniere e dei mercenari.

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