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Regno Unito, i Conservatori stravincono

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Boris Johnson ottiene una larga vittoria e un’ampia maggioranza. Brexit si fa più vicina, ma non potrà dirsi conclusa ancora per molto tempo

Il Partito Conservatore ha vinto le elezioni in Regno Unito con il 43,5% dei voti e 362 seggi, un risultato storico. Boris Johnson, Primo Ministro dallo scorso luglio, ha ottenuto così, oltre a un secondo mandato, una maggioranza ampia alla Camera dei Comuni. Il Partito Laburista, di centro-sinistra, guidato da Jeremy Corbyn, ha subìto invece una pesante sconfitta, raccogliendo il 32,4% delle preferenze e 203 seggi, perdendone dunque una cinquantina. Il Partito Nazionalista Scozzese (Snp) ha rafforzato notevolmente la sua presenza a Westminster con 48 scranni.

La campagna elettorale dei Conservatori è stata costruita sostanzialmente su un unico tema, o quasi: la Brexit. Boris Johnson è favorevole all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Lo scorso ottobre ha negoziato un nuovo accordo con Bruxelles – diverso rispetto a quello (ripetutamente bocciato) raggiunto da Theresa May –, che però non è stato approvato per tempo dal Parlamento britannico: nell’impossibilità di rispettare la scadenza del 31 ottobre scorso, l’Europa ha poi acconsentito a rimandare la data di Brexit al 31 gennaio 2020.

Potendo adesso contare su un’ampia maggioranza, che gli consente di governare senza l’appoggio di altri partiti, Johnson sarà probabilmente in grado di far approvare il suo accordo entro fine gennaio. Tuttavia, anche ammesso che il Regno Unito lasci l’Unione il prossimo mese, la Brexit non sarà comunque conclusa, visto che le due parti dovranno prima passare per una fase di transizione e rinegoziare i loro rapporti, commerciali ma non solo: Bruxelles vuole, ad esempio, che Londra continui a rispettare le norme regolatorie, lavorative e ambientali in vigore nel mercato europeo.

In campagna elettorale si è discusso molto anche di spesa pubblica. Sebbene non ai livelli dei Laburisti, anche i Conservatori hanno messo da parte le passate politiche di austerità e promesso un aumento della spesa per l’educazione e la sanità.

Da segnalare, infine, che il buon risultato ottenuto dal Partito Nazionalista Scozzese, guidato da Nicola Sturgeon, potrebbe portare a un nuovo referendum per l’indipendenza della Scozia.

@marcodellaguzzo

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