Continuano le violenze in Repubblica Centrafricana


Non se ne parla più, ormai i morti non fanno nemmeno più notizia. L’attenzione dei media internazionali è spostata sull’Iraq, sulla Siria, sull’Ucraina, e come spesso succede l’Africa è passata in secondo piano. Peccato che in Repubblica Centrafricana si continui a sparare, e a morire.

Non se ne parla più, ormai i morti non fanno nemmeno più notizia. L’attenzione dei media internazionali è spostata sull’Iraq, sulla Siria, sull’Ucraina, e come spesso succede l’Africa è passata in secondo piano. Peccato che in Repubblica Centrafricana si continui a sparare, e a morire.

 

A boy gestures in front of a barricade on fire during a protest after French troops opened fire at protesters blocking a road in Bambari May 22, 2014. REUTERS/Goran Tomasevic

Dopo qualche settimana di calma apparente a Bangui sono riscoppiate le violenze e si è tornati a contare le vittime. Nel corso degli ultimi giorni colpi di arma da fuoco sono rimbombati per le strade della capitale e a terra sono rimasti i corpi senza vita di decine di persone per lo più appartenenti a gruppi rivali e alle due fazioni in lotta: i musulmani Seleka e le milizie cristiane Anti-Balaka.

L’ex colonia francese, uno dei Paesi più poveri al mondo, nonostante le riserve d’oro e diamanti, è piombata nel caos nel caos ad inizio 2013 quando i ribelli Seleka hanno iniziato ad attaccare città e villaggi prima di prendere il potere nel marzo dello stesso anno. La risposta violenta delle milizie Anti-Balaka ha portato il Paese a una vera e propria guerra civile che l’intervento dell’esercito francese, dell’Unione Africana e della Minusca hanno solamente limitato.

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