Cop26, per Greta solo un fallimento


Dal G20 alla Cop26, le ultime settimane hanno posto il clima in cima all’agenda internazionale. Ma ancora niente è stato fatto, secondo l'attivista svedese. Le idee di Draghi sulla finanza climatica e il nucleare

Gerardo Pelosi Gerardo Pelosi
Inviato de Il sole 24 ore dal 1990.

Dal G20 alla Cop26, le ultime settimane hanno posto il clima in cima all’agenda internazionale. Ma ancora niente è stato fatto, secondo l’attivista svedese. Le idee di Draghi sulla finanza climatica e il nucleare

Dalla Nuvola di Fuksas per la riunione G20 al Centro Congressi di Glasgow per la Cop26, le ultime settimane hanno messo il clima al primo posto dell’agenda internazionale. Merito di un movimento giovanile sempre più strutturato, come si è visto a Milano con l’iniziativa Youth4Climate che il Ministro per la Transizione energetica Cingolani vuole ora rendere permanente.

Ma Greta Thunberg, salita sul palco di Glasgow a fine lavori, non sembra dello stesso avviso. Per lei si è trattato solo di una “festa dell’ambientalismo di facciata, due settimane di celebrazione del ‘business as usual’ e del bla bla”. “Le persone più colpite nelle aree più colpite – ha detto –  non vengono ascoltate e le voci delle generazioni future annegano nelle promesse vuote. I fatti non mentono. E sappiamo che gli imperatori sono nudi – ha proseguito l’ambientalista svedese – la questione che dobbiamo porci è: per cosa combattiamo? Stiamo combattendo per salvare noi stessi e l’intero pianeta? Oppure perché tutto continui come prima? I nostri leader dicono che possiamo avere entrambe, ma la dura realtà è che non è possibile”. I leader mondiali “sono vergognosi”, continuano “a espandere l’infrastruttura dei combustibili fossili, aprono nuove miniere di carbone, impianti a carbone, erogano nuove licenze petrolifere e rifiutano ancora di fare il minimo, ovvero dare i fondi promessi per le perdite e i danni nei Paesi più vulnerabili e meno responsabili di quanto avviene”.

Finanza climatica

Ma sulla finanza climatica le poche idee che marciano sembrano essere quelle suggerite dal premier italiano Mario Draghi che a Roma – e soprattutto a Glasgow – non si è detto particolarmente preoccupato per la mancanza di 20 miliardi di dollari per la transizione energetica dei Pasi più poveri del sud del mondo. Si tratta di mobilitare risorse per decine di trilioni di dollari, cifre mai immaginate prima. A Glasgow Draghi ha proposto di creare una task force per elaborare proposte concrete per facilitare gli investimenti privati nella lotta ai cambiamenti climatici. “Se si riesce davvero a portare i capitali privati nella lotta ai cambiamenti climatici – ha detto Draghi –  ci si accorge che non ci sono vincoli finanziari”.

Insomma una sorta di “whatever it takes” del clima con un ruolo “catalitico” o “sinergico” del Fondo monetario e della Banca mondiale (che secondo Draghi fa ancora troppo poco). Per il premier, quello che le istituzioni finanziarie private possono fare va dalla costruzione di infrastrutture alle tecnologie per ridurre le emissioni degli allevamenti, alla produzione di nuovi alimenti per abbattere il CO2. Tema quest’ultimo affrontato nel recente Food System Summit di Roma che ha escluso la possibilità di una dieta universale e ha salvato alcuni sistemi di nutrizione come la dieta mediterranea.

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