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RETROSCENA

Corea del Nord, Kim Yo-jong la nuova leader?

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Corea del Nord: Kim Yo-jong, sorella del dittatore, sembra particolarmente interessata all’aumento delle tensioni internazionali. Ma sarà lei l’erede della dinastia?

Corea del Nord, Kim Yo-jong

Il leader nordcoreano Kim Jong-un e sua sorella Kim Yo-jong partecipano a un incontro con il Presidente sudcoreano Moon Jae-in nella zona demilitarizzata che separa le due Coree, Corea del Sud, 27 aprile 2018. Korea Summit Press Pool/Pool via Reuters

Mentre la Repubblica coreana ha attirato l’attenzione del mondo con la sua risposta rapida ed efficace alla pandemia di Covid-19, la sua controparte settentrionale è stata al punto focale dell’interesse di giornalisti e analisti per diversi motivi. Prima la scomparsa e quindi la morte presunta del suo leader Kim Jong-un, mentre di recente la Repubblica popolare democratica di Corea è in prima pagina a causa della sua crescente aggressività nei confronti della Corea del Sud. Tuttavia, i due eventi sono legati insieme da una persona: la sorella di Kim Jong-un, Kim Yo-jong. Per mesi è stata considerata come possibile erede di suo fratello, mentre ora è la rappresentante della Corea del Nord che formula le minacce e le richieste della dittatura nei confronti del pubblico generale all’estero.

Diverse sono le domande che possono sorgere e che, a causa della poca trasparenza della RpdC, rimangono senza risposta. Le condizioni di salute del dittatore del Paese e le ragioni dietro l’ascesa di Kim Yo-jong sono fortemente dibattute; ciò nonostante, lei sta acquisendo un ruolo sempre più visibile e più significativo in Corea del Nord. La sua vera capacità di decidere e agire in autonomia rimane sconosciuta. Tuttavia, supponendo che disponga di una certa libertà decisionale nell’élite politica della RpdC, le sue azioni suscitano ancora più domande. Perché sembra essere così interessata all’aumento delle tensioni? Se agli occhi di molti le sue azioni sembrano ambigue, in realtà la giovane nordcoreana sta seguendo una linea logica nel rispetto della teoria della sopravvivenza politica.

La società coreana è fortemente patriarcale, la situazione delle donne è lungi dall’essere equa da entrambi i lati del 38° parallelo; tuttavia, la società settentrionale rimane ancora più dominata dagli uomini rispetto al sud. Arrivare alla ribalta come donna lì è una grande sfida, anche se quella donna appartiene alla dinastia Kim. Un nuovo leader, anche un potenziale erede, deve dimostrare forza e guadagnare alleati. Questo è il processo che interessa la RpdC di cui il mondo è ora testimone.

Kim Yo-jong potrebbe scegliere tra apparire come una riformatrice o come un’intransigente. Mentre, presumibilmente, esistono diversi membri nella leadership nordcoreana che sarebbero a favore di riforme – sociali, politiche e soprattutto economiche – schierarsi con loro sarebbe un grave rischio. Va tenuto conto, infatti, del peso specifico rivestito dai membri dell’opposta fazione dell’élite nordcoreana, quella favorevole alla linea dura militare. Decidere di schierarsi con questa parte della leadership comporta infatti meno rischi. Guadagnare la fiducia dell’élite militare conservatrice e anziana, peraltro, era stata una sfida anche per suo fratello, quando ereditò il Paese quasi un decennio fa. All’epoca, Kim Jong-un usava il terrore e aumentava la pressione sul potenziamento del progetto nucleare proprio per stabilizzare la sua coalizione vincente. Dato che Kim Yo-jong non è (ancora?) la prima persona del Paese, usare il terrore per tenere i militari in linea sarebbe una misura prematura. Perciò la giovane nordcoreana ha deciso di mostrare la sua forza non solo ai suoi potenziali alleati ma anche ai suoi potenziali nemici, sia a livello nazionale che internazionale.

La scelta del momento storico è quasi perfetta. Il mondo è indebolito dalla pandemia di Covid, che ha ferito profondamente anche gli Stati Uniti. La loro presenza militare nella regione è stata limitata, cosa che ha già dato ragione di grande schadenfreude per la Repubblica popolare cinese. Trump è preoccupato per i disordini interni e i sondaggi elettorali sfavorevoli. In Corea del Sud – dove l’amministrazione di Moon Jae-in ha vinto una storica vittoria elettorale questa primavera – c’è una stabilità politica forte, ma il Presidente rimane attento e cerca la riconciliazione con il nord, nonostante l’aumento delle tensioni intra-coreane. Le sue misure per impedire alle organizzazioni civili e agli ex dissidenti di inviare volantini di propaganda anti-RpdC nella parte settentrionale del confine sono state fortemente criticate dall’opposizione sudcoreana, che lo accusa di cedere al ricatto di Pyongyang e che le sue azioni possono venire interpretate come una debolezza della Corea del Sud e conseguente vittoria di quella del Nord.

In un clima simile, far esplodere l’ufficio di collegamento (costato ai sudcoreani tanti miliardi di won) a Kaesong – una città a lungo simbolo della cooperazione nord-sud – è un messaggio efficace e forte di Kim Yo-jong. È un’azione audace, che sottolinea la sua determinazione al pubblico internazionale e, se da un lato compiace i militaristi della linea dura, dall’altro aumenta il suo prestigio all’interno del Paese. Una misura necessaria per un futuro leader. Tuttavia, questa spregiudicata azione militare non supera il limite territoriale. L’edificio demolito, infatti, si trovava in suolo nordcoreano ed era vuoto al momento dell’esplosione. Tale circostanza permette alla RpdC di non dover temere imminenti risposte militari.

Anche sul piano commerciale, l’azione nordcoreana non ha suscitato gravi ripercussioni. Il commercio estero del Paese era già fortemente limitato a causa di sanzioni e embarghi internazionali e la situazione era ulteriormente peggiorata con la chiusura delle frontiere dovuta al coronavirus. Difficilmente, quindi, ulteriori sanzioni potrebbero aggravare i rapporti commerciali esteri della RpdC.

Da un’attenta disamina, pertanto, le – apparentemente – spregiudicate azioni di Kim Yo-jong possono essere definite come misure volte a massimizzare i suoi obiettivi: far crescere la sua reputazione e rafforzare il suo ruolo, correndo i minimi rischi.

Esaminando la periodicità delle azioni politiche della RpdC in campo internazionale – per cui a periodi di distensione seguono crescenti tensioni durante le quali Pyongyang si spinge sino a sfiorare il punto di non ritorno, solo per poi annunciare la nuova distensione in modo grandioso -, è probabile che questo sia l’inizio di un periodo di gelo nella penisola coreana. Nei prossimi mesi, sono probabili nuovi test missilistici e, in caso estremo, anche un nuovo test nucleare in una nuova location, soprattutto nel caso in cui Trump perdesse le elezioni statunitensi. In questo caso, molto probabilmente, Pyongyang – forse la stessa Kim Yo-jong – metterà Washington sotto la massima pressione per testare le reazioni di un potenziale nuovo Presidente.

Tuttavia, è improbabile che nel prossimo futuro si esasperi la situazione. Non dovremmo assistere ai cosiddetti “titoli clickbait” dei media su una potenziale nuova guerra di Corea. Per la Corea del Nord, il possesso di armi nucleari è garanzia di indipendenza e di pace, e l’autonomia e la pace sono le garanzie per la sopravvivenza del leader e della sua élite. Ciò significa che un conflitto armato deve essere evitato a ogni costo, se ambedue intendono sopravvivere. Qualora Kim Yo-jong riuscirà a mantenere un ruolo preminente, confermandosi la potenziale erede di Kim Jong-un, avrà la pressione di molti gruppi di interesse, in particolare quella dei militari conservatori, che sembra la lobby a cui la giovane nordcoreana sta puntando.

Non sarà semplice per lei riuscire a mantenere il controllo sulle varie fazioni ed evitare le loro pressioni. Gli sviluppi futuri non dipenderanno da una sola persona, molto influirà la risposta degli attori internazionali. Kim Jong-un è ancora il capo della Corea del Nord, e non sarebbe la prima volta che si assiste alla scomparsa di un potenziale erede (lui stesso non è stato considerato successore di suo padre per molto tempo).

Pertanto, l’attuale ascesa di sua sorella resta uno sviluppo molto interessante, così come le reazioni dell’élite nordcoreana a una potenziale leader femminile.

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