La Corea del Sud lancia il suo primo razzo spaziale ma fallisce


Seul ha testato il suo primo razzo spaziale. Si chiama Nuri, che significa "mondo", ed è stato realizzato esclusivamente con tecnologie domestiche. Il primo, modesto, passo della Corea del Sud verso l’autonomia spaziale...

Marco Dell'Aguzzo Marco Dell'Aguzzo
Giornalista, scrive per eastwest, Il Sole 24 Ore, il manifesto, Vanity Fair, Aspenia e Start Magazine. Si occupa di energia e di affari nordamericani.

Seul ha testato il suo primo razzo spaziale. Si chiama Nuri, che significa “mondo”, ed è stato realizzato esclusivamente con tecnologie domestiche. Il primo, modesto, passo della Corea del Sud verso l’autonomia spaziale…

Ieri la Corea del Sud ha testato il suo primo razzo spaziale realizzato esclusivamente con tecnologie domestiche. Il razzo – chiamato informalmente Nuri, “mondo” – è alto più di 47 metri, pesa 200 tonnellate ed è stato ideato per trasportare in orbita, a un’altezza di 600-800 chilometri sopra la superficie terrestre, satelliti da una tonnellata e mezza. Il progetto va avanti dal 2010 e ha ricevuto investimenti per circa 1,8 miliardi di dollari.

Nuri, però, ha fallito nell’obiettivo: non è riuscito a mettere in orbita il carico.

Un modesto passo per Seul

Al di là delle specifiche tecniche e dell’insuccesso, il lancio è comunque importante per quello che rappresenta: è il primo, modesto passo di Seul verso l’autonomia spaziale, dato che è dall’inizio degli anni Novanta che il Paese deve appoggiarsi a nazioni straniere per mettere in orbita i suoi satelliti. Il test di ieri segna comunque un progresso se paragonato al lancio del 2013: in quel caso il razzo era stato costruito con tecnologie principalmente russe, e aveva fallito due tentativi nel 2009 e nel 2010.

Gli sviluppi futuri

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