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RETROSCENA

Corea del Sud: Seul punta a nord

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Corea del Sud: Moon Jae-in è determinato a cooperare con il nord di Kim Jong-un, posizione molto criticata dalla destra religiosa e settaria, che rischia di fermare la famosa “Onda coreana”

Donne che camminano nel quartiere dello shopping di Myeongdong, a Seoul, Corea del Sud, 19 agosto 2020. REUTERS/Heo Ran

Hallyu, l’Onda coreana, che da più di vent’anni ha portato la cultura coreana in tutto il mondo, nasce e si nutre, prima di tutto, da quello che viene chiamato K-pop, ovvero, dalla musica pop del Paese. Per lo più rappresentata da gruppi di ballerini e cantanti divisi in boy bandsgirl bands che si esibiscono in numeri molto coreografati, questi hanno anche introdotto le routine di ballo coreane nelle palestre del pianeta, e portato innumerevoli ragazzini intorno al globo a canticchiare parole in una lingua che proprio internazionale non è. Poi, sono venuti i film, premiati sia dal pubblico che dai festival cinematografici internazionali, le serie televisive, e perfino le abitudini cosmetiche – che prevedono in particolare molte, molte maschere per il viso, sia per uomini che per donne. Un fenomeno culturale che sembra lasciare sorpresa, per prima, la Corea stessa, che, come è naturale, è fiera di quest’ammirazione globalizzata e di un’inaspettata capacità di fare tendenza.

La crisi da Covid-19

Anche rispetto alla crisi sanitaria che ha caratterizzato questo 2020, la Corea ha dato risposte di grande efficacia e che hanno attirato l’attenzione mondiale: sulle prime, si temeva che la prossimità con la Cina e lo scoppio di alcuni focolai altamente virulenti all’interno di alcune chiese appartenenti a una setta cristiana potessero vedere il Paese bloccato da severi lockdown e un’epidemia fuori controllo. Invece, tramite un’attenzione particolare e rigorosa a tre passaggi imprescindibili, la Corea è riuscita a contenere le infezioni. Questi passaggi sono stati il testare il più a tappeto possibile, tracciare e isolare tutti i contatti degli infettati e curare i malati. Ciò ha garantito un risultato di gran lunga migliore di quello che si è visto in molti altri Paesi, e che ha evitato alla Corea le ripercussioni disastrose sull’economia della pandemia. Già a febbraio, la Corea sorprendeva per i centri drive-in nei quali era possibile fare il tampone, e nella mobilitazione di massa del personale sanitario e della popolazione, che ha seguito con disciplina le regole di igiene personale, e ha dunque potuto evitare l’immobilizzazione del Paese.

La prima ondata

Durante la prima ondata di contagi, in febbraio e marzo, i problemi erano iniziati a Daegu, città nel sud del Paese, ed erano scoppiati all’interno della setta Shincheonji, che conta diverse migliaia di proseliti anche nella città cinese di Wuhan, da dove è partita l’epidemia di Covid-19. Alcuni fedeli erano infatti rientrati a Daegu dopo una visita alla chiesa di Wuhan, dove un certo numero di loro ha contratto il virus. Malgrado questo, Lee Man-hee, il leader di 88 anni della Shincheonji, che sostiene di essere la seconda incarnazione di Cristo, ha continuato a ripetere che i veri fedeli sarebbero stati protetti dal Cielo e che il virus avrebbe colpito solo i non credenti. Non solo il focolaio di Daegu (che ha portato a circa 5200 contagi) si è esteso rapidamente anche ad altre città, ma la segretezza della setta di Lee, e il rifiuto degli adepti di indossare mascherine, di nuovo nella convinzione di essere protetti dalla loro devozione, ha rallentato il lavoro delle autorità sanitarie. Questo ha portato all’inizio di agosto all’arresto di Lee, accusato di responsabilità diretta nella diffusione dell’epidemia e di aver ostacolato il lavoro del personale sanitario.

La situazione coreana è stata così sotto controllo da permettere il normale svolgimento delle elezioni legislative, tenutesi il 15 aprile e che hanno visto una clamorosa vittoria del Partito democratico del Presidente Moon Jae-in, e del suo partito-satellite, il raggruppamento Piattaforma: insieme, hanno ottenuto più del 60% dei voti.

La seconda ondata

Di nuovo a metà agosto, però, la Corea del Sud si è ritrovata ad affrontare una seconda ondata di contagi legata a una setta di ispirazione cristiana, che potrebbe distruggere il buon risultato ottenuto finora nel limitare i danni della crisi da coronavirus (per quanto, al 19 agosto, i casi conclamati siano relativamente pochi: 15761 contagi, con 350 decessi, per una popolazione di 51 milioni di abitanti.)

Questo secondo focolaio si è diffuso all’interno della Chiesa Sarang Jieil, a Seul. Il pastore della setta, Jeon Kwang-hoon, sua moglie e i suoi assistenti sono risultati tutti positivi al virus, malgrado l’insistenza di Jeon che il “fuoco dello Spirito Santo” avrebbe protetto i fedeli. Jeon, personalità controversa in particolare per una serie di commenti altamente sessisti, è anche un uomo politico e uno dei fondatori del Partito liberale cristiano (uno schieramento di destra). Ed è anche un nemico dichiarato del Presidente sudcoreano Moon, che a suo giudizio è troppo aperto nei confronti della Corea del Nord.

Le sette cristiane

La resistenza di Jeon a seguire le raccomandazioni ufficiali sugli assembramenti e rispetto all’indossare le mascherine sta portando anche quest’ultimo a dei guai con la giustizia che potrebbero concludersi con un arresto. Jeon continua a non cooperare con le autorità e lancia dichiarazioni bellicose nei confronti di Pyongyang. Jeon, infatti, accusa la Corea del Nord di aver prodotto e diffuso il virus in tutto il mondo, ma che il potere divino può debellarlo: per questo, indossa la mascherina sotto al mento davanti alle telecamere, anche dopo essere risultato positivo al coronavirus.

Come si vede da questi casi, l’importanza delle sette di ispirazione cristiana in Corea del Sud è molto alta: circa un terzo degli abitanti del Paese si considera cristiano, per lo più appartenente a gruppi protestanti e a sette autoctone. Arrivato in Corea tramite diplomatici coreani che si erano convertiti in Giappone e Manciuria nel XIX secolo, il cristianesimo ha attecchito con forza in tutta la penisola coreana, per poi restare ben impiantato solo al sud, dopo la Guerra di Corea (1950-1953), dove ha continuato a crescere seppur frammentandosi in Chiese di diverso tipo. Non è dato sapere quanti cristiani siano rimasti in Corea del Nord (dove le attività religiose di tutti i tipi sono severamente limitate) ma la Corea del Sud è divenuta il secondo Paese per numero di missionari che invia nel mondo – molti di questi, alla frontiera cinese con la Corea del Nord, cercando di portare la loro versione del Vangelo al di là del confine.

Il rapporto con la Corea del Nord

Eletto nel maggio del 2017 dopo una campagna elettorale in cui prometteva un riavvicinamento a Pyongyang, Moon ha dovuto giocare al meglio le sue carte diplomatiche: l’amministrazione Trump, malgrado le sue mille contraddizioni, ha mantenuto le sanzioni nei confronti della Corea del Nord, e Seul, uno degli alleati storici degli Usa in Asia, non ha voluto contrastare le iniziative di Washington. Ciò nonostante, Moon ha mantenuto aperti il più possibile i canali di comunicazione con il suo omologo del nord, Kim Jong-un, ritrovandosene a volte ostaggio: Kim infatti, malgrado alcuni gesti storici (come il simbolico attraversare il confine fra le due Coree a Panmunjom dei due Presidenti, che si tenevano per mano, nell’aprile del 2018) non ha risposto con uguale entusiasmo alle proposte di dialogo offerte da Moon.

Ciò malgrado, la determinazione di cooperare con la Corea del Nord di Moon continua inscalfibile, rafforzata dal successo elettorale di quest’anno ma ostacolata dalla scarsa costanza di Trump – che pur dicendosi un “amico di Kim” non offre alcuna sponda affidabile. Se l’America non eliminerà le sanzioni contro la Corea del Nord, però, Seul non ha paura di iniziare per prima: Moon vorrebbe poter stabilire un punto di contatto proprio attraverso la crisi sanitaria mondiale, offrendo di coordinare gli sforzi per il contenimento e la cura del coronavirus con le autorità del Nord, e di trasferire il suo sistema di quarantena di così grande successo anche oltre frontiera. L’ostacolo viene dalla totale segretezza con cui la Corea del Nord ha affrontato anche l’epidemia: Moon è arrivato al suo terzo anno di presidenza con un alto grado di approvazione popolare, non scalfito dalle difficoltà impreviste degli ultimi tempi. La speranza è dunque che le cose possano continuare in questo modo e che il virus non sfugga di mano malgrado le poco controllabili interferenze ecclesiastiche.

Questo articolo è pubblicato anche sul numero di settembre/ottobre di eastwest.

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@IlariaMariaSala

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