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ITALIA CHIAMA EUROPA

Il ritorno a scuola

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Non avremo un altro lockdown. Il Governo ha imparato a prendersi la responsabilità delle scelte, anche alla luce di nuove conoscenze che ci consentono di gestire l’emergenza Covid con maggiore competenza

Una studentessa sostiene l’esame finale presso il Liceo J.F. Kennedy di Roma, 17 giugno 2020. REUTERS/Yara Nardi

A settembre si torna a scuola! Venerdì sono arrivate le linee guida dell’Istituto superiore di Sanità, redatte con i Ministeri della Salute e dell’Istruzione, le regioni Veneto ed Emilia-Romagna, l’Inail e la Fondazione Bruno Kessler.

Tra le raccomandazioni contenute nel documento, quelle di identificare un referente d’istituto per il Covid-19, di tenere un registro degli eventuali contatti tra alunni di classi diverse, di richiedere l’impegno dei genitori per misurare ogni giorno la temperatura e di segnalare eventuali assenze per motivi di salute riconducibili al virus.

“A scuola si tornerà anche se nei sindacati c’è chi fa sabotaggio”, ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, in aperta polemica. Lo scontro tra Governo e parti sociali riguarda molti fronti: il reperimento delle aule e la consegna dei banchi monoposto, ma soprattutto la responsabilità penale dei presidi in caso di contagio, la mancata regolarizzazione dei precari e le misure da adottare in caso di contagio accertato. Su questo punto, le linee guida non prevedono obblighi.

La quarantena della classe e degli insegnanti non scatta in automatico, ma deve essere decisa dalla Asl competente, tuttavia deve essere ancora identificato il meccanismo che consenta agli insegnanti in quarantena (equiparata dall’Inps a malattia) di svolgere regolarmente la didattica a distanza, questione sulla quale i sindacati sono pronti alla mobilitazione.

In caso di quarantena, i problemi ci saranno anche per i genitori, che saranno costretti a stare a casa insieme ai figli, senza il bonus baby sitting o congedo parentale, che scadono entrambi il 31 agosto.

Dure le reazioni dei sindacati, a partire dall’Anief, l’Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori: “Collaboriamo con il Governo, ma non possiamo abbandonare la tutela della salute dei lavoratori e delle loro responsabilità rispetto a norme poco chiare e alle attuali condizioni delle istituzioni scolastiche: l’organico rimane insufficiente, le classi sono rimaste pollaio e il precariato aumenta”.

La sensazione però è che, ancora una volta, i sindacati siano concentrati sulla tutela dei docenti, preoccupandosi poco o nulla dei discenti. Ci si aspetterebbe proposte intelligenti e magari innovative, non solo da oggi, in realtà. La pigrizia dei sindacati delle scuole è in effetti antica e si sta confermando anche in questa difficile contingenza.

Ma dopo aver deciso il lockdown nel pieno della crisi Covid, il Governo non può permettersi in questa fase ricostruttiva di una nuova socialità e normalità, di rinviare ancora decisioni che devono essere prese, gestendo le difficoltà alle quali andremo incontro, sapendo che un nuovo lockdown non è più imponibile.

@GiuScognamiglio

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