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Coronavirus, fase 2: meno virologi, più manager

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Perché Conte guarda a Spagna e Francia

Coronavirus, fase 2: meno virologi, più manager. Un'immagine di Piazza Navona deserta, Roma, Italia, 9 aprile 2020. REUTERS/Guglielmo Mangiapane

Un’immagine di Piazza Navona deserta, Roma, Italia, 9 aprile 2020. REUTERS/Guglielmo Mangiapane

Una giornata intera quella di venerdì Santo che il premier Giuseppe Conte ha trascorso ad analizzare insieme ai suoi collaboratori i pro e i contro delle varie attività da far ripartire dopo il 3 maggio sulla base dei codici Ateco. Scelte difficili che hanno costretto a far slittare di almeno sei ore una conferenza stampa a Palazzo Chigi annunciata a più riprese e poi sempre rimandata. Ma una cosa è chiara: Conte sta riprendendo saldamente in mano il timone della crisi epidemica finora gestita quasi interamente da quelli che il premier definisce “scienziati”.

Tre le fasi che sembrerebbero essere state individuate: una prima per la riapertura delle attività produttive industriali non solo quelle alimentari, poi una seconda fascia riguarderebbe gli artigiani e il commercio mentre per ultimi potranno riprendere a lavorare quelle attività dove è più difficile garantire il distanziamento sociale come dentisti, parrucchieri, centri sportivi.

Ma è la stessa War Room italiana per contrastare il coronavirus che sta mutando pelle in coerenza con i dati dei contagi che diminuiscono (venerdì meno di 4mila tamponi positivi e solo 108 ricoveri nelle terapie intensive). Anche in questa nuova fase le indicazioni delle autorità sanitarie saranno sempre il punto di partenza ma serviranno nuove competenze, meno virologi ed epidemiologi e più manager, economisti, psicologi e sociologi. Senza rappresentare un contraltare rispetto alla struttura messa in piedi presso la Protezione Civile il premier Giuseppe Conte sta lavorando già da qualche giorno alla creazione di una task force che dovrebbe vedere la luce dopo Pasqua.

La scelta di cambiare la cabina di regia nella governance dell’epidemia segue del resto una linea già intrapresa in altri Paesi europei come la Spagna e la Francia. In Spagna il premier Sánchez ha creato un tavolo di concertazione con imprese e sindacati che segue l’evolversi della pandemia e sta cercando di rieditare il vecchio Patto della Moncloa degli anni ‘70 quando destre e sinistre si allearono per convergenti interessi economici. Anche in Francia il Presidente Emmanuel Macron ha tenuto a raccordare strettamente le indicazioni sanitarie con le esigenze del mondo produttivo. La base delle decisioni verrà comunque presa seguendo le indicazioni del mondo scientifico e le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità.

A guidare il gruppo di esperti è stato chiamato Vittorio Colao, ex ad di Vodafone e della Rcs dopo una lunga carriera manageriale passata tra Mc Kinsey e Omnitel. A Colao spetta il compito di coordinare il gruppo di esperti che dovranno monitorare il contagio regione per regione e attività per attività per essere pronti alla ripartenza già per il 4 maggio. Ad affiancare Colao l’ex Ministro Enrico Giovannini, già Presidente dell’Istat, l’economista italo-americana Mariana Mazzucato e l’ex Direttore del Fondo Monetario Arrigo Sadun.

Il nome di Colao era già circolato nelle ultime settimane anche tra i possibili candidati ai vertici delle grandi società pubbliche quotate come Leonardo ed Eni. Oltre a economisti, statistici e manager, il gruppo dovrebbe contemplare anche la presenza di psicologi e sociologi per valutare tutti gli effetti del confinamento soprattutto sulle fasce della popolazione più deboli ed esposte al rischio di povertà ed emarginazione.

@pelosigerardo

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