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Speciale coronavirus dall’India

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Coronavirus, India: il lockdown imposto da Modi è impraticabile nella realtà indiana degli slum. Una misura dalle conseguenze apocalittiche e impossibile da rispettare per la maggioranza della popolazione. Video-intervista con il giornalista Emanuele Confortin

 

L’India ha annunciato tre settimane di lockdown lo scorso 25 marzo per contenere la diffusione del coronavirus. I numeri ufficiali dei contagi sono ad oggi 3082 e le vittime 86. Il metodo con cui sono stati rilevati i casi e fatti i tamponi è del tutto sommario e non c’è al momento una visione precisa della mappa del contagio. Quindi, a un intero continente di 1,4 miliardi di abitanti è stata imposta una chiusura e un blocco totale del lavoro e degli assembramenti.

L’espansione del contagio in India ha potenzialmente numeri enormi e il sistema degli ospedali, che già in condizioni normali è prossima al collasso, non è in grado di sostenere neanche la normale gestione sanitaria, un’eventuale emergenza sarebbe del tutto ingestibile. Questi sono i ragionamenti che devono aver spinto il Primo Ministro Narendra Modi a dare questa risposta al problema e a decidere di allinearsi al lockdown suggerito dall’Oms.

Gli effetti sulla popolazione

Ma le conseguenze del lockdown in India sono già apocalittiche. Basti pensare agli slum, dove una famiglia si ritrova a vivere in 6mq tutto il giorno per tutto il periodo del lockdown, in un contesto urbano privo di servizi igienici e di acqua corrente. La maggioranza della popolazione indiana è impossibilitata a rispettare le misure di contenimento e di igiene anche volendo. Si stima che oltre 400 milioni di persone siano rimaste senza lavoro e senza riserve economiche. Il 60% di queste sono lavoratori irregolari, solitamente migranti provenienti da zone rurali che accettano lavori nelle grandi città. La manovra economica di 20 miliardi, predisposta dal Governo, non li intercetta, essendo tutti lavoratori sommersi.

Già poche ore dopo l’annuncio del lockdown è iniziato l’esodo – il più grande dal 1947, anno della partizione del Pakistan – di centinaia di migliaia di persone verso i villaggi d’origine.

Il lockdown è praticabile solo dalle classi medio-alte, che possiedono case dove isolarsi, con acqua corrente e denaro per acquistare cibo a domicilio. La maggioranza della popolazione indiana è impossibilitata a rispettare le misure di contenimento e di igiene, anche volendo.

Una delle principali accuse che viene fatta alla decisione del blocco totale presa da Modi, e imposta con pugno molto duro, è che, di fatto, già a priori è una misura non realizzabile e non praticabile nella realtà indiana, ma crea conseguenze e disagi enormi sulla grande maggioranza della popolazione.

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