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Speciale coronavirus dall’Iran

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Coronavirus in Iran: le notizie ufficiali non coincidono con quelle reali, serve una governance più trasparente. Già a novembre, la Repubblica Islamica aveva sottoposto tutti a una “quarantena” chiudendo Internet. Il commento di Pejman Abdolmohammadi, docente di Studi mediorientali all’Università di Trento

 

La situazione in Iran è molto critica, come in altri Paesi del mondo. Le notizie ufficiali purtroppo non coincidono con quelle reali, serve un’amministrazione più trasparente ed efficace: per questo non ha preso piede la preoccupazione della diffusione del coronavirus tra la gente. Il numero dei contagi e dei decessi dovrebbe essere molto superiore rispetto ai dati diffusi: alcune fonti parlano di oltre 4000 vittime.

Il primo focolaio è la città santa di Qom, molto importante per il mondo sciita. Eppure, non è stata messa in quarantena, e questo ha fatto sì che il virus si diffondesse più rapidamente. Solo da pochissimi giorni il Governo ha chiuso Qom e un altro centro religioso molto importante Mashhad.

Tempi duri per l’Iran

L’Iran sta vivendo uno dei periodi più bui della sua storia: già nel mese di novembre il Governo della Repubblica Islamica aveva obbligato la quarantena di una settimana per tutti i cittadini con la chiusura dell’Internet nazionale, con l’obiettivo di impedire le manifestazioni anti-governative, che hanno portato all’uccisione di oltre 1500 persone nelle piazze (Reuters). I familiari, di conseguenza, non hanno potuto celebrare i funerali.

L’uccisione di Soleimani nel mese di gennaio e le sanzioni degli Stati Uniti – che, per colpire il regime, colpiscono inevitabilmente anche la popolazione – non hanno fatto altro che alimentare questo periodo difficile di “depressione” per tutto il popolo.

Se l’emergenza coronavirus rafforzerà la Repubblica Islamica lo sapremo solo nei prossimi giorni. Non è da trascurare il fatto che il 70% della popolazione è contraria al Governo e aspetta solo di rivendicare quello che non gli è stato mai concesso: le libertà civili.

Guarda l’intervista sull’Ungheria.

Guarda l’intervista sul Libano.

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