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ITALIA CHIAMA EUROPA

Coronavirus: i contagi crescono ma sono meno letali

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Il Governo si prepara a una nuova stagione difficile. È importante avere il coraggio di misure selettive e non uguali per tutti

I passeggeri nella metropolitana di Roma, 15 ottobre 2020. REUTERS/Stringer

È entrato in vigore il 13 ottobre e avrà efficacia fino al 13 novembre, il nuovo Dpcm firmato tra lunedì e martedì da Giuseppe Conte. Il premier italiano chiede ulteriori sacrifici, con l’obiettivo di “evitare di far ripiombare il Paese in un lockdown generalizzato e tutelare l’economia e la salute”. Stop alle gite scolastiche e alle feste private, stretta sulla vita notturna e sui ricevimenti, blocco alle partite di calcetto e basket tra amici, raccomandazioni di limitare gli incontri familiari a sei persone.

La scuola per il momento non si tocca: “Non ci sono ora presupposti per la didattica a distanza”, riporta Conte. Continueranno in presenza anche le scuole superiori. La proposta era stata inoltrata da diversi Governatori, per alleggerire il trasporto pubblico, che resta il nodo più complesso.

Il premier ha ammesso che la situazione degli assembramenti su bus e metropolitane è critica. Se la capienza dei mezzi di trasporto, fissata ora all’80%, dovesse passare al 50%, circa 275mila utenti però rischierebbero di rimanere a terra. Per potenziare le linee servirebbero nuove risorse e il Ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, ne sta discutendo con le associazioni di categoria.

La situazione in Italia è in peggioramento, nella giornata di ieri si sono registrati più di settemila nuovi positivi. I ricoveri in terapia intensiva sono saliti a più di 500, con un incremento rispetto alla scorsa settimana del 62%. Anche se con tassi non ancora preoccupanti, aumentano anche i decessi, nell’ultima settimana 216, contro i 155 della precedente (+40%).

Nell’ultima settimana, in Italia sono stati effettuati circa 950mila tamponi, di cui quasi 40mila sono risultati positivi: una percentuale intorno al 4%. Secondo i parametri dello European Centre for Disease Prevention and Control il tasso è alto, ma ancora lontano dalle percentuali della primavera. La Lombardia, con oltre mille nuovi casi, è la regione più colpita, seguita da Campania, Lazio, Toscana e Piemonte.

La situazione in Europa non va meglio, preoccupano soprattutto la Spagna, primo Paese in Europa per numero di contagi, con un tampone positivo ogni 10, e la Francia, dove Macron ha annunciato nuove restrizioni mirate. L’Italia ha numeri migliori nei contagi ma non nei testing (seppure in aumento). Ci precedono il Regno Unito (con 3,5 test al giorno ogni mille abitanti), ma anche il Belgio, la Spagna, la Francia e la Germania.

Qual è la giusta risposta che dobbiamo attenderci dalle autorità, in un clima dove anche la scienza continua a non esprimere pareri unanimi?

Credo che dovremmo partire da alcuni punti fermi, evidenziati solo da alcuni media (L’Avvenire, ad esempio), ma non dal mainstream, che sembra preferire l’urlo quotidiano a rimorchio della notizia negativa.

È evidente che la carica virale è inferiore nei casi di questi giorni, rispetto ai giorni drammatici di marzo e aprile. Il 95% dei positivi risulta asintomatico, contro una percentuale opposta sei mesi fa; i ricoveri e le terapie intensive costituiscono percentuali largamente inferiori ai casi registrati nella prima ondata.

E dunque, l’approccio graduale che sta adottando il Governo è condivisibile. Sarebbe opportuno però innovare una procedura che sembra consolidata. Il Governo stabilisce la soglia delle misure sotto la quale non si può scendere e le Regioni si riservano solo di imporre restrizioni ulteriori. Sarebbe importante fare un ulteriore salto logico, che richiede coraggio: l’esecutivo deve assumersi la responsabilità anche di differenziare le misure per aree geografiche, sulla base dell’andamento dei contagi, come sta accadendo in altri grandi Paesi. Non possiamo chiudere Milano e Matera allo stesso modo, con un numero di contagi abissalmente diverso.

Coraggio Conte, la stagione critica non sembra conclusa. E non possiamo essere inclusivi a tutti i costi.

@GiuScognamiglio

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