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Coronavirus: ecco la fase 2

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Bisogna tenere d’occhio un altro numerino: il fattore R, il cosiddetto indice di contagiosità, la chiave della nostra libertà

Coronavirus, Italia: i contagi calano, si prepara la fase 2. Un uomo che indossa una mascherina protettiva passa davanti a un graffito a Milano, 6 aprile 2020. REUTERS/Daniele Mascolo

Un uomo che indossa una mascherina protettiva passa davanti a un graffito a Milano, 6 aprile 2020. REUTERS/Daniele Mascolo

“Oggi ho dato una serie di buone notizie”, ha dichiarato ieri sera il capo della Protezione civile Angelo Borrelli in conferenza stampa, “ma non devono indurci a mollare la presa”. In Italia il numero dei morti, dei ricoverati e delle persone in terapia intensiva sembra fortunatamente iniziare a calare. Per Silvio Brusaferro, Presidente dell’Istituto superiore di Sanità, anche se il dato positivo va confermato giorno per giorno “dobbiamo cominciare a pensare a una fase 2”, dice, citando le parole dell’ultimo discorso del premier Giuseppe Conte alla nazione. Il decreto attualmente in vigore scadrà il 13 aprile e in settimana sono previste a Palazzo Chigi una serie di riunioni per provare ad approntare un primo calendario delle riaperture.

A riaprire per prime, potrebbero essere le piccole e medie imprese che supportano la filiera alimentare e farmaceutica, per le quali si parla di metà aprile. Per tutte le altre attività, si prevede un’apertura scaglionata, con un calendario tutto da concordare. Potrebbero essere inserite a matrice fasce di età meno rischiose e Regioni meno toccate. L’allentamento delle misure potrebbe interessare anche alcuni negozi, mentre tutte le attività in cui si prevede la concentrazione di persone in spazi chiusi, come bar, ristoranti, locali per il divertimento, cinema, teatri e stadi dovrebbero essere le ultime a riaprire i battenti.

Pur marcando la differenza con le posizioni di Matteo Renzi, il Pd ha iniziato le manovre per ricalibrare l’attuale filiera decisionale. “Servirà una cabina di regia per ritornare alla normalità”, ha spiegato in conferenza stampa Nicola Zingaretti. A giudizio dei Dem, questa cabina di regia dovrebbe prevedere una condivisione di scelte tra esecutivo, imprese, sindacati ma anche partiti d’opposizione e rappresentanti delle regioni. Dunque è necessario integrare ai medici rappresentanti di altri settori della collettività.

Intanto, si rimane appesi ai dati sanitari che, seppur inizino a migliorare, non sono ancora stabili. Per il Ministero della Salute, è di vitale importanza capire se alla data del 13 aprile il virus avrà o meno aggredito il sud.

Per evitare di essere generici, però, il dato da tenere d’occhio è il cosiddetto “indice di contagiosità”, individuato con la lettera maiuscola R. Questo indice si riferisce al numero di contagiati per singolo paziente. Il massimo fattore è stato raggiunto in Cina al picco della crisi (R3,8) mentre in Italia questo picco è stato raggiunto a inizio marzo (R2,8) e oggi siamo ad un coefficiente appena superiore a 1. L’Istituto Superiore della Sanità ci spiega che l’epidemia può definirsi sotto controllo quando questo indice è inferiore a 1. E il Governo potrebbe dunque ancorare a miglioramenti dell’indice la riapertura di determinate attività. Le ultime a riaprire, ad esempio, potrebbero essere negozi, bar e ristoranti, quando l’indice segnerà 0,5.

È diventato urgente però che il Governo indichi ufficialmente se la strada è questa, in modo da restituire fiducia a cittadini, lavoratori e imprese, che sono allo stremo prima ancora psicologico che economico…

@GiuScognamiglio

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