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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Coronavirus: la corsa al vaccino è una gara geopolitica

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La pandemia è diventata occasione di scontri politici e culturali in tutto il pianeta. Manca una guida globale anche per la ricerca e messa a punto del vaccino

Coronavirus vaccino test

Un’infermiera dell’Istituto Emilio Ribas di San Paolo in Brasile somministra a una volontaria una dose del vaccino cinese SinoVac (in sperimentazione) contro il coronavirus, 30 luglio 2020. REUTERS/Amanda Perobelli

Durante un’audizione al Congresso americano, l’immunologo Anthony Fauci, direttore dell’Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive, ha detto che è improbabile che gli Stati Uniti possano utilizzare un vaccino contro il coronavirus sviluppato in Russia o in Cina. E questo perché, a suo dire, i due paesi starebbero portando avanti le sperimentazioni in maniera opaca e frettolosa.

“Spero che i russi e i cinesi stiano effettivamente testando il vaccino, prima di somministrarlo a qualcuno”, ha dichiarato Fauci. Dicendosi “cautamente ottimista” del fatto che gli americani potranno avere accesso al vaccino per l’inizio del 2021.

All’interno degli Stati Uniti, l’epidemia di coronavirus – se chiudere o riaprire, se indossare o meno la mascherina – è diventata un tema di scontro politico e culturale. Nel mondo, invece, la pandemia si è trasformata in una competizione geopolitica: la prima nazione che entrerà in possesso dell’ambitissimo vaccino ne guadagnerà in prestigio e in “potenza” a livello internazionale, oltre ovviamente a garantirsi un vantaggio economico.

Sono più di 165 i vaccini contro il coronavirus attualmente in sviluppo e 27 di questi stanno venendo sperimentati sull’uomo, secondo il conteggio del New York Times. Alla corsa partecipano molti paesi, inclusa perfino la Corea del nord. Ma gli occhi sono puntati soprattutto sugli Stati Uniti e sulla Cina, vista la “guerra” per la leadership globale che stanno combattendo.

Recentemente la Cina ha approvato l’utilizzo di un vaccino sperimentale – l’Ad5-nCoV, sviluppato dall’Istituto di biotecnologia di Pechino e dalla casa farmaceutica CanSino Biologics – tra le forze armate. Gli Stati Uniti hanno stretto degli accordi con diverse aziende private, investendo miliardi di dollari, per garantirsi dosi per la propria popolazione.

Tra le tante incognite legate ai vaccini – per esempio: saranno davvero efficaci? –, c’è anche quella della distribuzione mondiale, in particolare verso i paesi poveri, che rischiano di essere penalizzati rispetto a quelli più ricchi e potenti.

Il Presidente francese Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel, tra gli altri, hanno detto che il vaccino contro il coronavirus deve essere trattato come un bene pubblico globale, in modo che tutti possano accedervi. Come scrive Politico, la Covax – Covid-19 Global Vaccine Access Facility, iniziativa guidata anche dall’Organizzazione mondiale della sanità – potrebbe essere la piattaforma più adatta allo scopo.

La pratica, tuttavia, potrebbe rivelarsi molto complicata. Una distribuzione equa del vaccino in tutto il mondo richiede infatti cooperazione tra gli stati e richiede organizzazioni internazionali forti. Ma è dall’inizio della pandemia di Covid-19 che si assiste piuttosto alla mancanza di coordinazione tra i governi, alla debolezza degli organismi multilaterali e alla mancanza di fiducia nei loro confronti, alla crescita dei nazionalismi. Gli Stati Uniti, in particolare, hanno deciso di non guidare la comunità internazionale nella risposta all’emergenza sanitaria come avevano fatto in passato.

@marcodellaguzzo

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