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Coronavirus, Onu: allarme carestie

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Coronavirus: l’allarme del World Food Programe al Consiglio di Sicurezza dell’Onu: servirà aiuto a 130 milioni di persone in più

Coronavirus, l'allarme dell'Onu. Gli haitiani in fila attendono i soldi distribuiti dal World Food Programme di Bainet, Haiti, 28 gennaio 2020. REUTERS/Valerie Baeriswyl

Gli haitiani in fila attendono i soldi distribuiti dal World Food Programme di Bainet, Haiti, 28 gennaio 2020. REUTERS/Valerie Baeriswyl

Il Direttore Esecutivo del Programma Alimentare Mondiale, David Beasley, è intervento al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per spiegare gli effetti della pandemia da Covid-19 sulle economie più fragili, dove fame e virus sono strettamente connessi. “Il lockdown ha portato al crollo delle rimesse” dei lavoratori stranieri che vivono nei Paesi sviluppati, verso le famiglie di origine “ad Haiti, in Nepal, in Somalia”. E ancora, “le perdite economiche” — afferma Beasley — “danneggeranno l’Etiopia, dove la mancanza di introiti dal settore turistico impatterà sul 47% dell’export totale. Il crollo del prezzo del petrolio colpirà il sud Sudan, con l’export che si basa sull’oro nero per il 98.8%”.

Le parole del Direttore Esecutivo non lasciano margini di manovra: “Nel 2020 potremmo affrontare la peggiore crisi umanitaria dalla Seconda guerra mondiale. Se non ci prepariamo, se non agiamo subito per assicurare l’accesso ai prodotti alimentari, senza diminuzioni di budget o problematiche di carattere commerciale, andremo incontro a carestie multiple dalle proporzioni bibliche nel giro di pochi mesi”.

Secondo i numeri esposti dal capo del World Food Programme, a oggi 821 milioni di persone vanno a letto affamate, mentre sono 135 milioni quelle che patiscono la fame estrema. Ma a causa del coronavirus, nuove analisi del Wfp stimano che almeno 130 milioni di soggetti potrebbero sommarsi ai 135 milioni, portando il dato a 265 milioni di persone che rischiano la vita per mancanza di cibo.

“Nel peggiore dei casi” — ha spiegato Beasley al Consiglio di Sicurezza — “ci sarà la carestia in circa 36 Paesi. In 10 di questi, è presente più di un milione di persone che soffre già di inedia.” La catastrofe umanitaria presentata al Palazzo di Vetro sottolinea la gravità della situazione, che vedrebbe il rischio Covid-19 persino un gradino sotto rispetto alle questioni economiche, dalle quali derivano poi fame e conseguenti carestie.

È necessaria, ha spiegato Beasley al Security Council, l’immediata disponibilità di ingenti risorse economiche, pari a 1.9 miliardi di dollari già promessi dalla comunità internazionale, per poter produrre le riserve di cibo utili a proteggere i più vulnerabili. Il Pam chiede ulteriori 350 milioni di dollari per la logistica e la distribuzione delle derrate alimentari, nonché per la fornitura degli ospedali da campo e per l’assistenza agli operatori sanitari in prima linea.

@melonimatteo

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