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Coronavirus, tra Usa e Russia è guerra fredda

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Coronavirus: Lavrov accusa Washington di voler imporre un nuovo ordine mondiale durante la pandemia e difende Pechino dagli attacchi

Coronavirus: Lavrov accusa Washington e difende la Cina dagli attacchi

Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov partecipa a una conferenza stampa a Mosca, Russia, 19 febbraio 2020. REUTERS/Evgenia Novozhenina

In occasione dell’incontro virtuale dei Ministri degli Esteri della Shanghai Cooperation Organization, il russo Sergej Lavrov etichetta le azioni intraprese dagli Stati Uniti durante la pandemia come un tentativo di stabilire un nuovo ordine mondiale, con l’appoggio dei suoi alleati occidentali. Secondo Lavrov, gli Usa hanno sfruttato questo periodo per “esacerbare il confronto e per imporre la loro visione, che loro dicono basarsi sulle leggi. Ma come sapete, sono loro stessi a inventare le leggi”. Non usa mezzi termini il titolare degli Esteri russo, che stigmatizza “le pressioni di Washington su quei Paesi che portano avanti una politica estera indipendente”, così come le critiche all’Oms.

Lavrov va in difesa della Cina, anch’essa membra della SCO, che ha subìto “accuse senza fondamento”. E ricorda la mancata sospensione delle sanzioni unilaterali per il periodo di contenimento del coronavirus, chiesta da Mosca ma ignorata dall’amministrazione di Donald Trump. “La nostra proposta è stata ignorata”, spiega il Ministro. Lavrov ha toccato anche l’importante tema della gestione delle relazioni internazionali, messa in discussione dalla pandemia. “La diffusione del virus è una sfida non solo per i singoli Stati, ma anche per le organizzazioni internazionali”, dice Lavrov, che ribadisce l’impegno russo in senso di soluzione collettiva dei problemi mondiali, “che riflette gli interessi di ogni Stato”.

Intanto, il Segretario di Stato Usa Mike Pompeo continua con gli attacchi verso Pechino. Nel corso della sua visita in Israele e nell’incontro con Netanyahu, Pompeo ha elogiato Tel Aviv: “Siete un grande partner. Voi condividete le informazioni, diversamente da altre nazioni che cercano di offuscarle e nasconderle”, in un chiaro riferimento alla Cina, accusata a più riprese di non aver diramato per tempo l’allarme della diffusione incontrollata del virus. Solo la settimana scorsa il Segretario di Stato ha affermato che la Repubblica Popolare “avrebbe potuto prevenire la morte di centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo” e che la Cina “continua a rifiutarsi di passare informazioni che ci servono per la tutela delle persone”.

Gli attacchi alla Cina enunciati in Israele hanno un peso specifico superiore, dato che il Paese di Netanyahu ha aperto agli investimenti di Pechino, causa di disappunto per Washington. Un’azienda cinese con quote di maggioranza del Governo di Xi Xinping ha recentemente sottoscritto un contratto di 25 anni per la gestione del porto commerciale di Haifa, a partire dal 2021, nel quale attraccano anche le navi della Sesta Flotta degli Stati Uniti.

@melonimatteo

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