EN

eastwest challenge banner leaderboard

RETROSCENA

Coronavirus, non c’è complotto!

Indietro

Coronavirus: le teorie dei complottisti sono il frutto di un approccio emotivo ai problemi. Recuperiamo il primato della ragione sulla paura

Coronavirus, le teorie dei complottisti

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump parla durante un tour della catena di montaggio Honeywell che produce mascherine per l’epidemia di coronavirus a Phoenix, Arizona, Stati Uniti, 5 maggio 2020. REUTERS/Tom Brenner

Paese che vai, complotto che trovi. Mentre gli scienziati di tutto il mondo sembrano concordare sul fatto che il virus che ha causato l’attuale pandemia sia di origine naturale, l’incertezza sul modo in cui gli esseri umani hanno contratto il Covid-19 ha lasciato spazio alla crescita globale della disinformazione.

In Italia, è diventato virale un servizio giornalistico del TGR Leonardo del 2015 che, riferendosi a un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Nature Medicine, discuteva di una ricerca portata avanti in Cina, in cui era stato creato un tipo di coronavirus in laboratorio. Nonostante la stessa rivista abbia precisato che la fonte più probabile del coronavirus che ha dato origine alla pandemia in corso sia invece un animale, il video è rimbalzato sulle bacheche social di mezza Italia, inducendo molti a credere che, dietro la diffusione del virus, ci fosse invece un complotto del Governo cinese.

Nel Regno Unito, i quattro principali operatori di telefonia mobile del Paese hanno dovuto diffondere messaggi per rassicurare la popolazione sul fatto che non ci fossero le reti 5G dietro l’aumento del numero di contagi in Inghilterra, dopo che oltre 20 torri sono state prese d’assalto e bruciate, rischiando di compromettere la connettività di tutto il paese. Diversi personaggi dello star system britannico hanno diffuso post in cui erano messi in relazione i sintomi del coronavirus con la vicinanza dei malati alle antenne G5. Gli esperti internazionali hanno ripetutamente chiarito che non esistono prove riguardo alla pericolosità di questa tecnologia di rete mobile, sottolineando come il coronavirus si sia diffuso ampiamente anche in quei Paesi dove non è disponibile alcuna copertura del 5G.

Un sondaggio condotto in Francia dal Vaccine Confidence Project ha riportato che il 18% delle persone intervistate rifiuterebbe di sottoporsi a un vaccino contro il coronavirus, se diventasse disponibile. Lo stesso sondaggio, fatto a New York, una delle città più colpite dal Covid-19, ha prodotto risultati ancora più sconcertanti: il 29% degli intervistati si è detto indisponibile a vaccinarsi, una percentuale che potrebbe rendere inefficace qualsiasi programma di contenimento del virus.

I vaccini sono al centro delle bufale più diffuse sulla pandemia e dietro di loro c’è un nuovo grande bersaglio dei complottisti di tutto il mondo: Bill Gates!

Il fondatore di Microsoft ha superato l’imprenditore di origine ungherese George Soros nel cuore dei cospirazionisti! Le accuse sono parecchio fantasiose: aver creato in laboratorio il Covid-19 per arricchirsi con il vaccino, voler impiantare, attraverso questo, un microchip nel corpo umano per controllare la popolazione mondiale, voler ridurre il numero di esseri umani sulla terra. L’accanimento dei complottisti nasce da un intervento di Gates del 2015 alle TED Talks (le conferenze gestite dall’organizzazione non-profit statunitense Sapling Foundation) dal titolo La prossima epidemia? Non siamo pronti.

Nel suo discorso, il patron di Microsoft raccontava come nel 2014 fossimo stati vicini a un’epidemia di ebola, evitata grazie al sacrificio degli operatori sanitari, ma che in futuro sarebbe potuto capitare qualcosa di peggiore, per cui erano urgenti misure sanitarie adeguate e l’allestimento di   task force di pronto intervento a livello Nazioni Unite. Da qui una serie infinita di post, video e commenti su scala mondiale: Bill Gates lo sapeva, anzi no, è stato lui!

Il New York Times ha elencato, dall’inizio dell’anno, 16mila post su Facebook sull’argomento. Le dieci clip su YouTube che riportano queste bufale hanno raccolto, fra marzo e aprile, quasi cinque milioni di visualizzazioni.

Non importa quanto queste teorie siano coerenti, chi le propone può contemporaneamente credere a cospirazioni che si contraddicono a vicenda.

Elementi comuni fra tutti i complottisti sono la diffidenza verso la “versione ufficiale” e un certo senso di vittimismo: il complottista spesso si dipinge come oggetto di persecuzioni, una Cassandra in un mondo di ignari collaborazionisti. A chi li contraddice, alcuni citano Matrix (il pluripremiato film che immagina una società del futuro in cui siamo tutti schiavi di intelligenze artificiali), sostenendo che la maggior parte di noi non sia pronta per la verità: “Tanti di loro sono così assuefatti, così disperatamente dipendenti dal sistema, che combatterebbero per difenderlo”. Guai a ricordare loro che Matrix è solo un film di fantascienza!

La dipendenza ansiosa dall’informazione, prevalentemente online, e la ricerca spasmodica di risposte alle molte domande insolute hanno indotto una parte consistente della popolazione mondiale a cercare, come mai prima, un capro espiatorio o una spiegazione semplice, che nei social ha trovato terreno fertile con la facile identificazione di un malefico burattinaio: il Cinese, il plutocrate, l’applicazione informatica di ispirazione orwelliana.

Quando Angela Merkel è andata in quarantena per essere stata in contatto con un medico infetto, il portavoce del gruppo parlamentare in Sassonia dell’AFD, Harlass, ha lasciato intendere che la Cancelliera non sarebbe mai più tornata e, tra i deliranti commenti a questa insinuazione, è circolata addirittura la voce che la Merkel fosse nascosta in Paraguay!

Veniamo da anni, anche nel nostro Paese, nei quali la competenza non solo è considerata un elemento non necessario, ma è guardata con sospetto, con diffidenza.

Il teorema populista sancisce la supremazia del popolo, della decisione collettiva, sulla conoscenza, sul curriculum, appannaggio delle élite. Ce lo ha spiegato in modo lucido (e farneticante, secondo noi) Steve Bannon − l’ideologo del populismo trumpiano − in una lunga video-intervista che trovate sul nostro sito.

Il Presidente americano Donald Trump e il Segretario di Stato Mike Pompeo, ignorando ogni tipo di prudenza scientifica, più volte nelle scorse settimane, hanno accusato Pechino di aver prodotto il virus in laboratorio, sostenendo di avere prove inconfutabili del loro comportamento criminale.

Come conseguenza di queste dichiarazioni, risultate fino ad oggi prive di fondamento, negli Stati Uniti, secondo un rapporto del Pew Research Center, circa un terzo degli americani ritiene che Covid-19 sia stato creato in laboratorio e che sia stato fatto con l’intenzione di nuocere, contribuendo ad alzare barriere politiche, economiche e culturali.

Anche il nostro Bannon-Trump, Matteo Salvini, nei suoi propagandistici deliri social, parla in modo denigratorio di “Professoroni, intellettualoni, giornaloni”. La competenza va evitata e, se una spiegazione semplice degli avvenimenti non è disponibile, meglio affidarsi a una balla convincente, magari prendendosela con qualcuno che non si può difendere.

La conseguenza logica di questi teoremi è che l’unica nostra salvezza sarebbe nel ricondurci alla dimensione nazionale, locale, autarchica: l’America agli Americani, l’Italia agli Italiani, la Lombardia ai Lombardi. Solo così potremmo difenderci dai plutocrati, dai Cinesi e dal controllo informatico.

Mentre invece è proprio in crisi drammatiche come questa che si sente il bisogno di istituzioni globali forti, che facilitino la cooperazione in materia sanitaria (la ricerca di un vaccino sarebbe più rapida con gruppi di ricerca che mettano insieme il meglio di tutti i Paesi) e che coordinino la gestione delle diverse fasi, per evitare chiusure troppo lunghe o fughe in avanti pericolose per tutti, perché basate su criteri diversi. Purtroppo, l’irresponsabilità dell’attuale amministrazione Americana ha addirittura portato a tagliare i fondi all’Organizzazione mondiale della sanità, con una decisione che è stata definita da Richard Horton, Direttore della più importante rivista scientifica in materia di sanità, The Lancet, come “un crimine contro l’umanità”. Ma i 7 miliardi di persone che vivono sulla terra, oggi rinchiusi in quarantena, hanno bisogno come mai di Nazioni Unite, di G20, di responsabilità collettiva, per uscire da questa crisi correggendo le storture che ci hanno impedito di fronteggiarla meglio. Dobbiamo tutti monitorare che ciò avvenga senza ulteriori ritardi, attraverso i processi democratici, contando su media affidabili e autorevoli, che riprendano la funzione di catena di trasmissione tra potere e opinione pubblica, senza rincorrere la confusione social.

@GiuScognamiglio

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA