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ITALIA CHIAMA EUROPA

Coronavirus: l’Italia della solidarietà contro gli egoismi

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Il coronavirus rivela l’Italia che sta cambiando. E nel cambiamento, il Presidente Mattarella e Papa Francesco assumono il ruolo di stelle polari per l’umanità e gli egoismi d’Europa

Coronavirus: l'Italia della solidarietà contro gli egoismi: Papa Francesco in Vaticano

Papa Francesco emette una straordinaria benedizione “Urbi et Orbi” (per la città e il mondo) – normalmente impartita solo a Natale e Pasqua – dalla piazza vuota di San Pietro, in risposta alla pandemia globale di coronavirus, Vaticano, 27 marzo 2020. REUTERS/Guglielmo Mangiapane

Ci sono due figure che fanno da stella polare in questi giorni bui e tragici dell’emergenza coronavirus. Gli italiani guardano a loro come nocchieri in mezzo alla tempesta, consapevoli che di loro ci si può fidare. Ne traggono speranza per il futuro, coraggio nell’affrontare le difficoltà del rimanere relegati in casa, spesso dopo aver perduto la propria fonte di sostentamento, l’energia per migliorarsi di fronte ad avversità mai viste prima dal dopoguerra.

Il primo è certamente il capo dello Stato Sergio Mattarella. I suoi messaggi sobri, la semplicità con cui si accosta agli italiani dicono soprattutto una cosa: solo l’unità di un popolo intorno ai valori fondanti della Repubblica e alle sue istituzioni potrà darci la forza di superare questo momento. Se ne esce insieme, o non se ne esce. E quando parliamo di istituzioni dobbiamo includere anche quelle europee, più che mai smarrite in questa fase storica. “Abbiamo bisogno di uno spirito veramente europeo, di concreta solidarietà”, ha ribadito in una lettera al suo omologo tedesco Franck-Walter Steinmeier. Parole che seguono al monito all’Unione europea lanciato dal capo dello Stato lo scorso 12 marzo, in una delle giornate più dure per la nostra economia: “All’Italia serve solidarietà, non ostacoli”.

La seconda stella polare viene dall’altra sponda del Tevere, più che mai ristretta, come direbbe Giovanni Spadolini. Le parole di Papa Francesco durante la preghiera straordinaria di venerdì 27 marzo, il suo incedere incerto in una piazza San Pietro deserta, la preghiera di fronte al Crocifisso della peste di San Marcello al Corso, grondante gocce di pioggia come fossero lacrime di sangue, sono stati seguiti da 17 milioni di italiani.

Anche i messaggi del Papa vanno nella direzione di un’unità più forte e consapevole. La preghiera comunitaria è uno sprone a superare le difficoltà, le incertezze di fronte a questa tragedia immane. Francesco ha puntato sull’unità di tutti i credenti per superare la sofferenza e i lutti che non hanno risparmiato le comunità pastorali, con decine di sacerdoti morti nelle zone del contagio. “Alla pandemia del virus vogliamo rispondere con l’universalità della preghiera, della compassione, della tenerezza”, ha esortato Bergoglio. “Rimaniamo uniti. Facciamo sentire la nostra vicinanza alle persone più sole e più protette. Abbiamo proseguito imperterriti pensando di essere sani in un mondo malato”.

Le due massime autorità civili e religiose abbracciano la stessa causa: sul fronte nazionale, ma anche su quello europeo. Dal male nasce il bene, ripeteva spesso Giovanni Paolo II. Il coronavirus ha aiutato una nazione a riscoprire il concetto di unità e di solidarietà nazionale, contro ogni individualità di parte. È questa la grande lezione che il Paese sta imparando al prezzo di tanti lutti e tante sofferenze: la riscoperta degli anticorpi del senso di comunità e dei valori condivisi della solidarietà. Questi due grandi vecchi ci aiuteranno a uscire cambiati per sempre da questa grande emergenza. L’Italia è già cambiata. L’Europa ancora non si sa.

@f_anfossi

 

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