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Coronavirus, Taiwan-Cina: è scontro sull’Oms

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Coronavirus: è scontro tra Taiwan e Cina sull’ingresso dell’isola nell’Oms. Taipei riceve l’endorsement della Nuova Zelanda: il gelo di Pechino

Coronavirus, Taiwan-Cina: è scontro sull’ingresso dell'isola nell'Oms

Il mercato ittico di Taipei, Taiwan, 7 maggio 2020. REUTERS/Ann Wang

L’ingresso di Taiwan nell’Oms è uno dei temi caldi della diplomazia internazionale, esacerbato dalle vicende legate alla pandemia da coronavirus. Lo status dell’isola è adombrato dalla Cina, che ritiene Taipei una provincia della Repubblica Popolare. Ma cresce il fronte che vorrebbe che Taiwan partecipasse, come osservatore, alla prossima assemblea dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Gli Stati Uniti appoggiano la richiesta dell’isola in chiave anti-cinese. Da tempo il Dipartimento di Stato ha avviato con Taiwan una serie di discussioni per espandere la sua “partecipazione a livello globale” e negli organismi internazionali. Così come l’Australia e, ultima ma non meno importante, la Nuova Zelanda. L’appoggio di Wellington ha provocato fastidi a Pechino: il portavoce del Ministero degli Esteri Zhao Lijian ha detto che la Cina “esprime forte dissenso per le dichiarazioni” del Ministro degli Esteri neozelandese, Winston Peters, che la settimana scorsa ha annunciato l’endorsement del suo Paese affinché Taiwan torni a far parte dell’Oms come observer, così come è stato tra il 2009 e il 2016, periodo nel quale ci fu una distensione nelle relazioni tra Taipei e Pechino.

L’avvocato dell’Organizzazione mondiale della sanità, Steven Solomon, ha però specificato che il Direttore Generale non ha il mandato per invitare Taipei alla prossima assemblea, che si terrà online il 18 maggio, sottolineando che gli Stati membri del WHO hanno posizioni divergenti sulla partecipazione dell’isola ai lavori dell’incontro.

Taiwan è riconosciuto come Stato da una sparuta manciata di nazioni, mentre con il resto del mondo intrattiene relazioni di tipo culturale o economico. È il caso della stessa Italia che, tra l’altro, ha recentemente dovuto gestire alcune frizioni con la Repubblica di Cina, nome ufficiale dell’isola. In seguito alla chiusura dei voli aerei da e per la Cina per via della pandemia, anche Taiwan è stata esclusa dalle rotte per il Belpaese. Il 3 febbraio il rappresentante italiano sull’isola, Davide Giglio, che è a capo dell’Ufficio Italiano per la Promozione Economica, Commerciale e Culturale, è stato convocato dal Ministero degli Esteri di Taipei per chiedere la revoca del bando temporanei sui voli. Il Governo taiwanese, infatti, ha rimarcato che il sistema sanitario è separato da quello della Cina, tanto che sull’isola, grazie all’immediata risposta delle autorità locali, ci sono stati solo 400 casi di persone affette da coronavirus e 7 morti.

@melonimatteo

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